Matteo Binda's blog

Tag: musica

Aleph – “Seven steps of stone” photo session

by Teo on Apr.03, 2009, under Gallerie

“Seven steps of stone” è appena uscito e sta già facendo parlare molto di sè. Io ho avuto la fortuna di ascoltarlo con largo anticipo e a distanza di un anno il mio giudizio rimane invariato: estremamente ottimo.

Non voglio fare nessuna recenzione, di questo si stanno già accoupando le riviste specializzate, volevo solo qualche foto che ho scattato loro a Consonno.

Band al completo:

matteo binda aleph

matteo binda aleph

Manuel:

matteo binda aleph manuel togni

Giulio:

matteo binda aleph giulio

Dave:

matteo binda aleph dave

Lore:

matteo binda aleph lore

Ceres:

matteo binda aleph ceres

Aleph - Manuel Aleph - foto di gruppo, inquadratura dal basso Aleph - Foto di gruppo Aleph Aleph - Giulio Aleph Aleph - Dave Aleph - Ceres Aleph - Lore Aleph - Lore Aleph - Dave Aleph - Giulio Aleph - Manuel Aleph - Giulio Aleph Aleph Aleph Aleph Aleph Aleph - Giulio Aleph - Dave Aleph - Lore Aleph - Lore Aleph - Manuel Aleph - Ceres Aleph - Dave Aleph - Giulio Aleph - Giulio

Qualunque gruppo o solista interessato ad un servizio fotografico completo puó contattarmi alla mail info@matteobinda.com .

Ogni servizio comprende:

  • scatti senza limite di numero in formato RAW
  • postwork (eventuale consultazione col grafico che assembla le parti grafiche)
  • fornitura dei files JPG elaborati in alta qualità
  • ottimizzazione per la stampa
  • sopraluogo per location scelta
  • stampa (opzionale, da pagare a parte)
  • pubblicità su diversi canali

Prezzo: da concordare. Disponibilità: Svizzera e nord Italia.

1 Comment :, more...

Meshuggah – Live @ Schuur, Luzern, 17.09.2008

by Teo on Sep.19, 2008, under Teo's world

meshuggah

Lo Schuur di Lucerna non è altro che una vecchia fattoria abbandonata adibita a sala concerti. É proprio dietro la stazione, vicino al quartiere a luci rosse. Arrivo da solo attorno alle 20.30, dopo una giornata a dir poco di merda. C’è poca gente fuori, mi guardano male. “Sí, sono uscito due ore fa dal lavoro e non sono nemmeno tornato a casa a cambiarmi, in ogni caso non mi vesto piú da puzzone da qualche anno”.
Cambio il bigletto, entro e salgo al piano di sopra. Il posto è carino, ci sono ancora le travi antiche, sorrette da qualche impalcatura in metallo. Il palco è piccolo, basso, permette piú contatto con la gente.
A che ora iniziano? C’è chi non sa, c’è chi dice alle 22.30. Cazzo, sono arrivato troppo presto. Aspetto. Mi rompo un po’ le palle.
Il locale invece si riempie in fretta, poco dopo vedo un po’ di movimento intorno al mixer. Le luci si spengono e alcuni iniziano ad urlare. Escono sul palco cinque sbarbatelli. Sono i Trigger The Bloodshed, vengono da Bristol e fanno brutal death.
La gente è distante 10 metri dal palco, se li cagano in pochi. Suonano bene, stranamente tengono il tempo, pian piano coinvolgono qualche spettatore, ma nulla di piú. Tre canzoni e già non li sopporto piú, inizio a pensare a qualche anno fa, quando c’era ancora il buon vecchio Fabban su Metal Shock. Avrebbe scritto “una musica che ricorda un ammasso di carne putrescente” oppure “un rutto di un vecchio strafatto di Jack Daniels, questi sono i Trigger The Bloodshed”. Poche parole che riassumono tutto. “Hello fucking bastards! Are you waiting for Meshuggah????” “Yeaaahhhh” E ci avrei aggiunto “Mannatevenefuoridaicoioni!!!” Aspettavo un’occasione simile da mesi e mesi, ci sono andato da solo, correndo come un pazzo, e ora tra me e i Meshuggah ci sono solo poche canzoni di una noia mortale. “Three more songs and…” e penso che sotto sotto sono stato fortunato, un gruppo del genere non puó reggere piú di mezz’ora. Perdendomi tra chissà quali pensieri non mi rendo nemmeno conto che due pezzi passano veloci “This is the last…” Dai dai, ne manca una, tiratela ancora piú veloce, dai dai…intanto la gente si avvicina al palco. Finito. Tutti applaudono, nessuno chiede il bis. Via smontate in fretta adesso, e sparite.
Altri 20 minuti interminabili. Un tizio tatuato sale sul palco, e prova gli strumenti. Prende in mano la chitarra di Fredrik. Zoomo con gli occhi e cerco di contare, sí, sono 8. Otto corde. La prova, due plettrate, un suono che ti fa innamorare, un suono che ti fa vibrare tutto, ossa e carne. Non ce la faccio piú, questo prende gli strumenti uno ad uno, e li porta nel backstage, è il segno che stanno per iniziare.
Le luci si spengono un’altra volta, è il delirio. Urla da tutte le parti. Pure io mi metto ad urlare come un coglione, ma chissenefrega. Eccoli, sono loro, arrivano, niente intro, solo gli strumenti lasciati andare. Thomas è dietro, al buio. Porca puttana, perchè non c’è manco una cazzo di luce che lo illumina? Le chitarre fischiano ancora, la gente alza pugni e corna, si spintona. Thomas dà il quatto sul china e iniziano. Giú tutti quanti a spintonarsi, il suono è ottimo, pulito e definito, la riconosco subito, è The Mouth Licking What You’ve Bled da Chaosphere. Fantastico, sono delle macchine, tranquilli, precisi, non sbagliano un plettrata. Tirano come dei buoi, ma la gente si calma quasi subito, non li incita molto e loro ne risentono. Forse non danno il massimo, ma finalmente inizio a capire che quando le bands dicono “Il pubblico italiano è il migliore di tutti” forse non è solo pubblicità.
Vanno, spingono, macinano note. Passano a Bleed, una mitragliata dopo l’altra, cazzo se son bravi. Mi decido a farmi avanti, spintono un po’, schiaccio qualche piede, ed in un attimo sono in seconda fila. Davanti a Jens e Fredrik che ovviamente non mi cagano manco di striscio.
Tornano a tuffarsi nel passato, con canzoni tipo Suffer in Truth e Stengah. Il mio sogno che si avvera. La mia preferita. Cerco di cantarla, in un attimo sento il sapore del sangue, non sono piú abituato, erano anni che non cantavo piú cosí. Sí bastardi, pogatemi pure in culo, tanto non mi sposto di qua. La prima fila è irraggiungibile, ci sono dei tizi letteralmente ancorati al palco e non si schiodano manco se gli vomiti addosso. Sparano Rational Gaze, quasi piango, sento il gomito di qualcuno che mi viene appoggiato ripetutamente sulla schiena. Mi giro, c’è un tizio fattissimo che invece di pogare con gli altri ha deciso di pogarmi sulla schiena. Non mi interessa, fai pure, ma sei un pirla. Straws Pulled at Random, fantastica, ma è segno che la fine è già vicina, è già passata quasi un’ora e ad ogni movimento Jens e Fredrik riversano goccioloni di sudore sul tizio davanti a me. Forse non è male essere in seconda fila. Torna sul palco il tizio tatuato, mette due microfoni in piú davanti a Fredrik e Marten. É l’ultima canzone, Future Breed Machine, bit bit bit bit e le prime file si mischiano tra loro. É la canzone piú devastante in assoluto, un tizio scappa e riesco ad ancorarmi al palco, continuo a cantare, salto, allungo una mano e quasi tocco Jens. Poi a mente fredda penso che io so chi è lui, ma lui non sa chi sono io. Assolo di Fredrik, me lo gusto come non mai, nessuno a rimpere i coglioni dietro. É eccezionale, urlo piú volte “Sol Niger Within” ma non mi caga. Darei un rene per vederlo suonare un paio di pezzi del suo album solista. Il pezzo finisce, posano gli strumenti e salutano. So già che non li rivedró per un bel po’. Spariscono, non c’è bis. Ma io resto attaccato al palco. Dal buio vedo una sagoma che si avvicina, è Thomas, tre bacchette scheggiate in mano. Allungo un braccio e me ne dà una. Non ci credo. Rimango inebetito per un paio di secondi, poi penso che sia meglio nascondera. Il tizio bassino da parte a me ride, cerca di arraffare un plettro, ma uno da dietro lo scavalca. Gli sorrido, pacca sulla spalla “Bye”, lui ride ancora.
Esco. Lascio dietro di me qualche pensiero, coccolo la bacchetta mentre raggiungo l’auto, e non mi accorgo nemmeno delle puttane che cercano di adescarmi. Penso “Io so chi è lui, ma lui non sa chi sono io”.

1 Comment :, more...

Looking for something?

Use the form below to search the site:

Still not finding what you're looking for? Drop a comment on a post or contact us so we can take care of it!

Visit our friends!

A few highly recommended friends...