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	<title>Matteo Binda&#039;s blog &#187; cultura</title>
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	<description>Per lo piú fotografia</description>
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		<title>Coffee bean</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 12:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[
Coffee bean, originally uploaded by esci_le_foto.
Piccolo intermezzo culturale, parliamo della scoperta di una delle mie bevande preferite: il caffè.
Ci sono diverse storie in circolazione sulla scoperta del caffé, ma la piú affascinante dice che questa bevanda sia stata inizialmente scoperta da un gregge di capre in Etiopia. Queste capre erano solite mangiare bacche e foglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left; padding: 3px;"><a title="photo sharing" href="http://www.flickr.com/photos/escilefoto/3542953733/"><img style="border: solid 2px #000000;" src="http://farm3.static.flickr.com/2364/3542953733_d3f6e224f1.jpg" alt="" /></a></p>
<p><span style="font-size: 0.8em; margin-top: 0px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/escilefoto/3542953733/">Coffee bean</a>, originally uploaded by <a href="http://www.flickr.com/people/escilefoto/">esci_le_foto</a>.</span></div>
<p>Piccolo intermezzo culturale, parliamo della scoperta di una delle mie bevande preferite: il caffè.</p>
<p>Ci sono diverse storie in circolazione sulla scoperta del caffé, ma la piú affascinante dice che questa bevanda sia stata inizialmente scoperta da un gregge di capre in Etiopia. Queste capre erano solite mangiare bacche e foglie da alcuni arbusti e ogni volta che questo succedeva la notte non dormivano ma continuavano a zampettare di qua e di là.</p>
<p>L&#8217;allevatore incuriosito ha raccolto queste bacche e le ha portate in un monastero. I monaci peró, visti gli effetti sulle capre, pensavano che fossero bacche del Diavolo e le hanno buttate nel fuoco.<br />
Dopo non molto sono tornati sui loro passi: le bacche, tostate, hanno iniziato ad emanare un delizioso aroma intenso, molto invitante cosi che i monaci le hanno ripescate dal fuoco e raffreddate in un bicchiere d&#8217;acqua che si é pian piano tinto di nero.</p>
<p>La morale della storia resta a voi.</p>
<p>Ringrazio <a href=http://www.flickr.com/photos/escilefoto/" target="_blank">Mela</a> per la foto (anche se le devo ancora chiedere il permesso).</p>
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		<title>Effetti ottici al mare</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 12:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallerie]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[
Questo è un piccolo effetto ottico visibile alcune volte durante i tramonti, ed è dovuto ad una piccola inversione di temperatura.
Solitamente la temperatura diminuisce con l&#8217;aumentare dell&#8217;altezza sopra il livello del mare. In alcuni casi peró puó succedere che uno strato d&#8217;aria calda si posizioni sopra uno strato d&#8217;aria resa piú fresca dalla vicinanza del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/matteobinda/3276688604/" target="_blank"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3313/3276688604_63bd151b57.jpg" alt="matteo, binda, mirage, miraggio, effetto, ottico, mare, fotografia" /></a></p>
<p>Questo è un piccolo effetto ottico visibile alcune volte durante i tramonti, ed è dovuto ad una piccola inversione di temperatura.</p>
<p>Solitamente la temperatura diminuisce con l&#8217;aumentare dell&#8217;altezza sopra il livello del mare. In alcuni casi peró puó succedere che uno strato d&#8217;aria calda si posizioni sopra uno strato d&#8217;aria resa piú fresca dalla vicinanza del mare. La rifrazione della luce fa il resto, è a grandi linee lo stesso effetto prodotto dall&#8217;asfalto caldo.</p>
<div class="flickr-photos"><a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3297/3662859593_dc01a09dd0.jpg" id="photo-3662859593" title="Gi&agrave; che si parla di mare..." rel="lightbox[15]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3297/3662859593_dc01a09dd0_s.jpg" width="75" height="75" alt="Gi&agrave; che si parla di mare..." /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3660/3651733364_c4a2b498f3.jpg" id="photo-3651733364" title="The blue hour" rel="lightbox[15]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3660/3651733364_c4a2b498f3_s.jpg" width="75" height="75" alt="The blue hour" /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3073/2795145251_6d08a55874.jpg" id="photo-2795145251" title="Tramonto sull&#039;isola" rel="lightbox[15]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3073/2795145251_6d08a55874_s.jpg" width="75" height="75" alt="Tramonto sull&#039;isola" /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3044/2795986902_47fe11d5f7.jpg" id="photo-2795986902" title="Barca nel tramonto" rel="lightbox[15]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3044/2795986902_47fe11d5f7_s.jpg" width="75" height="75" alt="Barca nel tramonto" /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3218/2795139835_b341f33759.jpg" id="photo-2795139835" title="Between day and night" rel="lightbox[15]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3218/2795139835_b341f33759_s.jpg" width="75" height="75" alt="Between day and night" /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3051/2644851219_644defa72f.jpg" id="photo-2644851219" title="Tre demoni solcano il cielo dell&#039;inferno" rel="lightbox[15]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3051/2644851219_644defa72f_s.jpg" width="75" height="75" alt="Tre demoni solcano il cielo dell&#039;inferno" /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm3.static.flickr.com/2161/2409972352_78a1a05a33.jpg" id="photo-2409972352" title="Abdij van Park" rel="lightbox[15]"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2161/2409972352_78a1a05a33_s.jpg" width="75" height="75" alt="Abdij van Park" /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm3.static.flickr.com/2211/2090647401_3b1d6bd229.jpg" id="photo-2090647401" title="Portovenere" rel="lightbox[15]"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2211/2090647401_3b1d6bd229_s.jpg" width="75" height="75" alt="Portovenere" /></a> </div>
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		<title>Il punto di vista del cliente</title>
		<link>http://www.matteobinda.com/2008/12/15/il-punto-di-vista-del-cliente-80/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 13:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teo's world]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco piú di un anno fa io e mia moglie abbiamo aperto un conto presso il Credit Suisse. L’intenzione era semplicemente quella di investire i risparmi in qualche titolo sicuro, nulla di piú.
Subitissimo facciamo presente alla banca che non sappiamo assolutamente nulla riguardo il mercato finanziario, quindi ci viene affiancata una consulente che aveva il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Poco piú di un anno fa io e mia moglie abbiamo aperto un conto presso il Credit Suisse. L’intenzione era semplicemente quella di investire i risparmi in qualche titolo sicuro, nulla di piú.</p>
<p class="MsoNormal">Subitissimo facciamo presente alla banca che non sappiamo assolutamente nulla riguardo il mercato finanziario, quindi ci viene affiancata una consulente che aveva il compito di seguirci nella scelta di qualche prodotto compatibile col nostro profilo. La nostra scelta (per fortuna) &egrave; stata quella di diversificare il capitale in diversi investimenti, e l’intenzione era quella di destinarne una parte per un investimento un pochino piú rischioso, e il resto ripartirlo in investimenti sicuri, come ad esempio obbligazioni.</p>
<p class="MsoNormal">Ed &egrave; proprio questo che abbiamo chiesto alla nostra consulente, abbiamo ancora la mail che abbiamo mandato: “Buongiorno, vorremmo investire 14000.- CHF in titoli sicuri come ad esempio delle obbligazioni, cosa ci consiglia?”. La risposta (anche questa fortunatamente conservata) arriva subitissimo: “Abbiamo l’Opportunity Note, 100% protetto”. In allegato c’&egrave; un PDF in tedesco in cui viene illustrato il prodotto e, complice la nostra totale inesperienza, non ci accorgiamo nemmeno che non si tratta di un’obbligazione, ma di un prodotto strutturato. Ci studiamo il prospetto con calma, vediamo come funziona questo prodotto, leggiamo la casellina dei rischi associati ed effettivamente il prodotto sembra sicuro, nella peggiore delle ipotesi (non sto qua a spiegare perch&egrave; facciamo notte) non avremmo avuto diritto al rimborso minimo. Ok, accettiamo di buttarci dentro quei soldi e buona notte, sonni tranquilli.</p>
<p class="MsoNormal">Invece no. Il 17 settembre la consulente ci chiama e ci dice “Non so se avete sentito, ma la Lehman Brothers &egrave; fallita lunedí, &egrave; in Chapter 11. Quindi&#8230;hem&#8230;coff coff&#8230;hem&#8230;il vostro investimento che era garantito dalla Lehman&#8230;ecco&#8230;c’&egrave; la possibilit&agrave; di perdere tutti i soldi”. Lí per lí la notizia ci ha colto veramente impreparati. Avevamo sentito che la Lehman era fallita, ma assolutamente non sapevamo che il nostro investimento era in effetti un prodotto emesso e garantito da Lehman Brothers. Andiamo quindi a controllare, e, ovviamente, la banca ha ragione. Il prospetto indica a caratteri cubitali CREDIT SUISSE, ma nelle varie voci c’&egrave; un bellissimo “Issuer: Lehman Brothers, NY”.</p>
<p class="MsoNormal">Sticazzi, lí per lí non c’abbiamo dormito per qualche notte, poi &egrave; iniziato a partire un sentimento di rassegnazione e di rimprovero verso noi stessi, ma poi abbiamo iniziato ad informarci e a sentire voci che non hanno fatto altro che rialzare le nostre speranze. Nel frattempo un sacco di altre cose: </p>
<p style="margin-left: 39pt; text-indent: -18pt;" class="MsoNormal"><!--[if !supportLists]--><span style="">1.<span style="font-family: "Times New Roman"; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">      </span></span><!--[endif]-->a quanto pare non eravamo gli unici, moltissime persone si sono ritrovate nella nostra stessa situazione da un giorno all’altro senza sapere perch&egrave; e come;</p>
<p style="margin-left: 39pt; text-indent: -18pt;" class="MsoNormal"><!--[if !supportLists]--><span style="">2.<span style="font-family: "Times New Roman"; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">      </span></span><!--[endif]-->la FRC (Federazione Romanda dei Consumatori <a href="http://www.frc.ch/">http://www.frc.ch</a> ) si &egrave; resa disponibile a rappresentare in qualche modo la gente danneggiata;</p>
<p style="margin-left: 39pt; text-indent: -18pt;" class="MsoNormal"><!--[if !supportLists]--><span style="">3.<span style="font-family: "Times New Roman"; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">      </span></span><!--[endif]-->il Credit Suisse ha iniziato ad elargire rimborsi senza nessuna logica. Rimborsi parziali eh&#8230;a chi aveva investito piú del 50% del proprio capitale in quell’investimento (noi non c’eravamo dentro);</p>
<p style="margin-left: 39pt; text-indent: -18pt;" class="MsoNormal"><!--[if !supportLists]--><span style="">4.<span style="font-family: "Times New Roman"; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">      </span></span><!--[endif]-->la nostra consulente ci scrive e ci dice che lei sta provando a convincere chi di competenza tramite comunicazioni interne (senza volerci fornire nessuna prova, ovviamente) a farci avere un rimborso ma che giuridicamente il Credit Suisse non ha fatto nulla di sbagliato.</p>
<p class="MsoNormal">E su questo ultimo punto, soprattutto grazie a quanto riportato dall’avvocato Tuto Rossi nel suo blog (<a href="http://tutorossi.wordpress.com/">http://tutorossi.wordpress.com/</a> ), abbiamo diversi dubbi.</p>
<p class="MsoNormal">Prima di tutto esistono delle leggi federali ben precise che regolamentano la compravendita di questi prodotti. In particolare in base all’articolo 11 della Legge Federale sulle Borse e sul Commercio dei Titoli Mobiliari, la banca <i>deve tenere conto dell’esperienza del cliente e delle loro conoscenze sui prodotti finanziari</i>, in particolare la banca <i>ha il dovere di informare correttamente tutti i clienti sui rischi di tutti i prodotti</i>. Considerando quindi che l’Opportunity Note &egrave; un prodotto <i>destinato esclusivamente ad investitori esperti</i> (e non piccoli risparmiatori) chi chiediamo perch&egrave; sia finito nelle nostre tasche, e perch&egrave; ci &egrave; stato presentato (&egrave; da ricordare, solo ed esclusivamente tramite mail) come “100% protetto” senza alcun riferimento esplicito a Lehman Brothers e al fatto che (nonostante ai tempi fosse un’opzione molto motlo improbabile) sarebbe potuta fallire.</p>
<p class="MsoNormal">Ma non &egrave; finita qui, in base all’articolo 23 sulla Legge Federale delle Obbligazioni, <i>il contratto non obbliga colui che vi fu indotto da errore essenziale</i>. Ovvero, visto che la nostra consulente ci ha venduto questo prodotto come “100% protetto” (stessa cosa che poi &egrave; scritta sui prospetti per i clienti) noi possiamo chiedere la recessione del contratto.</p>
<p class="MsoNormal">Andiamo anche oltre. Non solo la banca non &egrave; piú “protetta” giuridicamente (come dice la nostra consulente) a questo punto, ma sta facendo una grandissima figura di merda a livello nazionale. Quello che emerge &egrave; che molto probabilmente il Credit Suisse abbia voluto sbolognare questi prodotti a chiunque, visto che la crisi era alle porte, si &egrave; parato con un’assicurazione contro il fallimento della Lehman, non ha informato correttamente diversi clienti sulla natura dei prodotti offerti, e non ha consigliato ai clienti (come invece &egrave; stato fatto da altre banche) di vendere questi prodotti visto che la Lehman ha iniziato a dare sconcertanti segnali di cedimento a partire da Luglio 2008.</p>
<p class="MsoNormal">Le televisioni hanno iniziato a parlarne, io stesso sono stato intervistato da Patti Chiari (<a href="http://www3.rtsi.ch/pattichiari/node/809">http://www3.rtsi.ch/pattichiari/node/809</a> ), e altre persone hanno lasciato delle testimonianze molto piú agghiaccianti della mia. La FRC ha nominato un avvocato per iniziare una sorta di class action verso il Credit Suisse contando circa 1000 aderenti.</p>
<p class="MsoNormal">Ma il Credit Suisse come reagisce? Questa &egrave; la parte piú vomitevole della storia. Il Credit Suisse si &egrave; reso disponibile di rappresentare i propri clienti nella procedura fallimentare di Lehman Brothers. La cosa fa alquanto ridere perch&egrave; le procedure fallimentare durano anni e hanno costi esagerati. Inoltre, come detto precedentemente, la banca ha iniziato a rimborsare alcuni clienti senza alcuna logica. Messo alle strette ha detto che avrebbe esaminato caso per caso, quindi, pur iscrivendoci alla FRC abbiamo deciso di provare il contatto diretto con la banca. Abbiamo quindi mandato una letterona spiegando con calma tutti i nostri punti e, dopo qualche settimana di attesa, abbiamo ricevuto una telefonata da una persona che non abbiamo mai visto o sentito nominare prima, la quale a nome del Credit Suisse ci ha proposto un rimborso del 60%. Non ci ha saputo dire perch&egrave; solo il 60%, ma la scadenza per accettare &egrave; stata fissata per il 22 dicembre (solitamente davano 5 giorni di tempo). Abbiamo chiesto piú volte che questo fosse messo per iscritto, ma non c’&egrave; stato verso, dopo tutto quello che abbiamo passato dobbiamo ancora fidarci sulla parola data dalla banca. Pazzesco. Abbiamo quindi mandato NOI una lettera alla signora, ringraziandola per la proposta del 60% e chiedendo una proroga per un’attenta valutazione dell’offerta con l’aiuto del difensore civico Ombudsman. E vediamo cosa salta fuori. Perch&egrave; di questa mossa? Semplicemente perch&egrave; pensiamo che sia giusto avere un rimborso del 100%, molte persone tra giuristi, avvocati e lo stesso Ombusdman, hanno visto la nostra storia e si sono espressi in nostro favore. Questo non dimostra nulla, ma come sempre, ci d&agrave; qualche speranza in piú e visto che non abbiamo nulla da perderci tentiamo questa strada. Speriamo si arrivi presto alla fine&#8230; </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le palle molli dei mafiosi</title>
		<link>http://www.matteobinda.com/2008/11/26/le-palle-molli-dei-mafiosi-75/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 09:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teo's world]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuova minaccia a Giulio CavalliSolidariet&#224; all’attore dal mondo politico, dello spettacolo e della societ&#224; civile
Giulio Cavalli, autore, attore e regista teatrale, ha ricevuto l’ennesima, insostenibile, minaccia mafiosa luned&#236; sera.
Durante le prove del suo spettacolo nel teatro di Tavazzano (Provincia di Lodi), infatti, alcuni sconosciuti hanno imbrattato, il furgone della Compagnia di Cavalli con le scritte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nuova minaccia a Giulio Cavalli<br />Solidariet&agrave; all’attore dal mondo politico, dello spettacolo e della societ&agrave; civile</p>
<p>Giulio Cavalli, autore, attore e regista teatrale, ha ricevuto l’ennesima, insostenibile, minaccia mafiosa luned&igrave; sera.</p>
<p>Durante le prove del suo spettacolo nel teatro di Tavazzano (Provincia di Lodi), infatti, alcuni sconosciuti hanno imbrattato, il furgone della Compagnia di Cavalli con le scritte “Smettila” con una croce accanto, “Non dimentichiamo” e “Riina Libero” – scritta, quest’ultima, che riprende quelle apparse a Palermo pochi giorni fa.</p>
<p>Non &egrave; la prima volta che accade. In aprile Cavalli ha ricevuto una email con minacce di morte e successivamente &egrave; stata disegnata una bara sul teatro Nebiolo di Tavazzano, di cui &egrave; direttore artistico. Le intimidazioni arrivarono dopo il suo spettacolo “Do ut Des” che ridicolizzava la mafia. A causa di queste e altre minacce da 7 mesi l’attore &egrave; sotto programma di protezione anche nelle trasferte per i suoi spettacoli.</p>
<p>Giulio Cavalli &egrave; da anni impegnato a teatro contro la mafia, e da tre mesi cura una rubrica, RadioMafiopoli, in onda su AgoraVox Italia e FascioeMartello, che si rif&agrave; a Onda pazza, la trasmissione di Peppino Impastato, dove l’attore disonorava la mafia. Nella penultima puntata di RadioMafiopoli (12 novembre) l’attore si scagliava contro il boss Tot&ograve; Riina e probabilmente a qualcuno, questo, non &egrave; piaciuto.</p>
<p>Nel frattempo arrivano i primi attestati di solidariet&agrave; da parte del mondo civile, dello spettacolo e del giornalismo:</p>
<p>Giovanni Impastato (fratello di Peppino Impastato): “Questi atti sono deplorevoli per una persona impegnata dal punto di vista culturale e artistico che cerca di contribuire a tenere alti i valori della legalit&agrave;, con la stessa ironia che Peppino, che poi purtroppo &egrave; stato zittito, ha portato avanti in quegli anni con la sua trasmissione Onda pazza. L’ironia &egrave; un’arma micidiale. Come Giovanni Impastato sono solidale con Giulio Cavalli e cercheremo di stargli vicino in tutti i modi possibili”</p>
<p>Paolo Rossi (attore con cui ha esordito Cavalli): “È un momento molto brutto, ma questo significa che il teatro ha ancora valore e allora su quello bisogna puntare. Tutta la mia solidariet&agrave;, tutta.”</p>
<p>Leoluca Orlando (deputato IDV): “Esprimo tutta la mia solidariet&agrave; a Giulio Cavalli in questo momento cos&igrave; complicato per le inaccettabili intimidazioni a chi vuole coniugare libert&agrave; ed arte a chi vuole denunciare la violenza mafiosa e i suoi inaccettabili legami istituzionali.”</p>
<p>Antonio Ingroia (Sostituto Procuratore di Palermo): “Massima solidariet&agrave; e preoccupazione, purtroppo questo segue altri avvenimenti intimidatori come quelli di Partinico nei confronti di Pino Maniaci, e questo dimostra che c’&egrave; sempre una maggiore insofferenza delle mafie, non solo contro i giudici, ma anche contro le persone di cultura”</p>
<p>Pino Maniaci (giornalista di TeleJato minacciato dalla mafia): “Giulio Cavalli &egrave; un autore e un attore che sta dando tanto alla Sicilia e per questo merita tutto il nostro sostegno. Sono i momenti duri in cui bisogna fare fronte comune per non lasciare che la scure della mafia cada silenziosa. Siamo tutti Giulio Cavalli”</p>
<p>Carlo Lucarelli (scrittore): “È molto inquietante e molto importante quello che &egrave; accaduto. Molto inquietante perch&eacute; in un paese civile non dovrebbe accadere, vista anche la pericolosit&agrave; dell’organizzazione criminale. È un pezzo che iniziano a minacciare intellettuali e persone che fanno cultura e questo significa che la cultura fa paura, che raccontare le cose inizia a essere importante e ti porta ad essere considerato pericoloso. Non bisogna lasciare solo chi &egrave; oggetto di questo tipo di minacce, e allo stesso tempo darci da fare tutti assieme”.</p>
<p>Giuseppe Lumia (Senatore PD ed ex Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia): “La sua battaglia culturale &egrave; la nostra e deve essere fatta proprio dallo Stato, dalla parte dello stato che si vuole finalmente liberare dalla mafia. Riina padre e figlio devono essere contrastati in tutti i modi. Col 41 bis Riina padre parla e detta funzioni per la presenza del figlio nel milanese e a Corleone. Per un ragazzo che vuole incamminarsi sulla via di cosa nostra e che vuole scalarne i gradini c’&egrave; solo una strada, quella della abiura delle famiglie mafiose e della denuncia. Altre opzioni non ne possiamo concedere.</p>
<p>Sergio Nazzaro (scrittore): “Come volevasi dimostrare: pi&ugrave; che i proclami e le grandi dichiarazioni di guerra o analisi sistemiche, trionfa l’ironia. Gi&agrave;, perch&egrave; Cavalli prende per il culo la mafia e li riporta a terra, togliendo l’aurea di mitologia che tanti se non troppi celebrano sempre e comunque. Prendere per il culo la criminalit&agrave;, combattendola con una risata invece che con facce lugubri e pensierose, intellettual’mpegnat’ sempre pronte a spiegare. Radio Mafiopoli oltremodo cerca di dirci qualcosa: con quelle facce che hanno veramente possono tenere sotto scacco una nazione? Con l’aiuto di chi? Chiss&agrave; se i grandi media daranno spazio presto all’ironia e allo sfott&ograve; su scala nazionale contro le mafie, sarebbe un passo di civilt&agrave;. Piccolo per il mondo, grande per noi italiani”.</p>
<p>Pino Di Maula (direttore di Left-Avvenimenti): “La redazione di Left Avvenimenti e Notizie Verdi esprime la propria solidariet&agrave; nei confronti di Giulio Cavalli e della sua compagnia teatrale per l’ennesimo vigliacco tentativo di azzittire con le intimidazioni le voci libere, indipendenti e coraggiose che denunciano il sistema mafioso attraverso l’arte e la comunicazione esponendosi in prima persona. Come fa, appunto, Giulio”.</p>
<p>Vito Lo Monaco (Presidente “Centro Studi Pio La Torre”): “Il fatto che avvenga a Lodi dimostra come la mafia sia ormai un fenomeno esteso su scala nazionale, conferma quello che diciamo da tempo. La mafia &egrave; un problema che riguarda tutta l’Italia non solo la Sicilia. Le politiche del governo quindi devono tener conto di questa cosa e non seguire l’emergenza del momento. Tutto questo in concomitanza con le dichiarazioni del figlio di Riina di trasferirsi al nord sembrano frutto di una strategia ben precisa. Mi associo e do solidariet&agrave; a Giulio Cavalli”.</p>
<p>Vincenzo Conticello (Proprietario della Focacceria San Francesco di Palermo): “Grande solidariet&agrave; a Giulio che si senta accompagnato da chi, come me, porta avanti in prima persona la lotta al racket e alla mafia. Da un altro punto di vista penso che non bisogna mai abbassare la guardia perch&eacute; questo silenzio da parte di Cosa Nostra non va mai sottovalutato perch&eacute; bisogna sopprimere sul nascere qualunque tipo di focolaio mafioso. Se diamo il consenso alle richieste del figlio di Riina, evidentemente, stiamo gi&agrave; cominciando a scardinare le regole”.</p>
<p>Rosario Crocetta (Sindaco di Gela) : “In Italia non si ha la possibilit&agrave; di fare liberamente arte. Evidentemente sono stati toccati dei nervi scoperti, do la mia solidariet&agrave; netta a Giulio e dichiaro sin da ora la mia disponibilit&agrave; a partecipare ad un incontro pubblico a Lodi insieme a lui per spiegare alla gente del luogo la mafia e la necessit&agrave; di combatterla”.</p>
<p>Per informazioni:</p>
<p>Bottega dei Mestieri Teatrali: 335 – 76 86 218<br />AgoraVox Italia: redazione@agoravox.it 0033 – 1 53 32 46 04<br />FascioeMartello: redazione@fascioemartello.it 389 – 18 55 235</p>
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		<title>Trapani, le saline</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 08:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche scatto alle saline.  

I famosi mulini, mi sono chiesto diverse volte a che cacchio potessero servire, poi mi hanno spiegato la duplice funzione: alcuni pompano l&#8217;acqua del mare all&#8217;interno delle vasche, altri invece sono collegati con delle vere e proprie macine che raffinano il sale.


Dicevo&#8230;l&#8217;acqua viene pompata all&#8217;interno di alcune vasche collegate in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche scatto alle saline.  </p>
<p><img alt="matteo binda saline trapani" src="http://farm4.static.flickr.com/3280/2816219873_e87f574fae.jpg?v=0" /></p>
<p>I famosi mulini, mi sono chiesto diverse volte a che cacchio potessero servire, poi mi hanno spiegato la duplice funzione: alcuni pompano l&#8217;acqua del mare all&#8217;interno delle vasche, altri invece sono collegati con delle vere e proprie macine che raffinano il sale.</p>
<p><img alt="matteo binda saline trapani" src="http://farm4.static.flickr.com/3252/2817070468_5ca9396568.jpg?v=0" /></p>
<p><img trapani="" saline="" binda="" matteo="" src="http://farm4.static.flickr.com/3244/2817070548_6dfb89aa2a.jpg?v=0alt=" alt="" /></p>
<p>Dicevo&#8230;l&#8217;acqua viene pompata all&#8217;interno di alcune vasche collegate in serie alte circa 30cm (l&#8217;acqua troppo profonda non si scalda bene). Man mano l&#8217;acqua entra nelle saline si scalda per effetto dei raggi solari, evapora, quindi la salinit&agrave; aumenta e quindi i primi sali (quelli piú tossici come ad esempio il solfato di calcio) precipitano. In un certo senso in questo modo l&#8217;acqua si &#8220;purifica&#8221;, ma non ha ancora una temperatura ottimale per un&#8217;evaporazione veloce.   </p>
<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3074/2816220083_9bbcd9321b.jpg?v=0" alt="matteo binda saline trapani" /></p>
<p><img alt="matteo binda saline trapani" src="http://farm4.static.flickr.com/3118/2817070300_9d8544b623.jpg?v=0" /></p>
<p>Quando l&#8217;acqua evapora ovviamente la concentrazione dei vari sali aumenta. Questo favorisce la formazione di una particolare alga, la Dunaliella Salina, chiamata dai produttori <span style="font-style: italic;">mamma caura </span>(calda) che, a seconda della concentrazione, colora l&#8217;acqua di alcune tonalit&agrave; rossastre, fino al nero.   </p>
<p>Queste foto sono state scattate a fine giugno, quindi l&#8217;acqua &egrave; ancora rossiccia, ma quando diventa nera, in luglio, attira molti piú raggi solari, si scalda molto di piú (fino a 40° e passa) e si forma molto piú sale. A questo punto arrivano i raccoglitori, che lo frantumano e lo raccolgono.  Nella foto precedente si vede la prima crosta che &egrave; gi&agrave; comparsa, in fondo a destra c&#8217;&egrave; una montagna, &egrave; Monte Erice, che purtroppo non sono riuscito a visitare.</p>
<p><img alt="matteo binda saline trapani" src="http://farm4.static.flickr.com/3158/2817070222_bc93bf9420.jpg?v=0" /></p>
<p>Sulla sinistra di questa foto invece si vedono dei cumuli di sale raccolto l&#8217;anno precedente. Vengono coperti da tegole, non si direbbe, ma sono durissimi. Ho passato 10 minuti cercando di staccarne un pezzo, non ce l&#8217;ho fatta,  ma la voglia di assaggiarlo era troppa, e allora l&#8217;ho leccato.</p>
<div class="flickr-photos"><a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3244/2817070548_6dfb89aa2a.jpg" id="photo-2817070548" title="Trapani - Saline" rel="lightbox[29]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3244/2817070548_6dfb89aa2a_s.jpg" width="75" height="75" alt="Trapani - Saline" /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3252/2817070468_5ca9396568.jpg" id="photo-2817070468" title="Trapani - Saline" rel="lightbox[29]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3252/2817070468_5ca9396568_s.jpg" width="75" height="75" alt="Trapani - Saline" /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3074/2816220083_9bbcd9321b.jpg" id="photo-2816220083" title="Trapani - Saline" rel="lightbox[29]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3074/2816220083_9bbcd9321b_s.jpg" width="75" height="75" alt="Trapani - Saline" /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3118/2817070300_9d8544b623.jpg" id="photo-2817070300" title="Trapani - Saline" rel="lightbox[29]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3118/2817070300_9d8544b623_s.jpg" width="75" height="75" alt="Trapani - Saline" /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3158/2817070222_bc93bf9420.jpg" id="photo-2817070222" title="Trapani - Saline" rel="lightbox[29]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3158/2817070222_bc93bf9420_s.jpg" width="75" height="75" alt="Trapani - Saline" /></a> <a class="tt-flickr tt-flickr-Square" href="http://farm4.static.flickr.com/3280/2816219873_e87f574fae.jpg" id="photo-2816219873" title="Trapani - Saline" rel="lightbox[29]"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3280/2816219873_e87f574fae_s.jpg" width="75" height="75" alt="Trapani - Saline" /></a> </div>
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		<title>J.P.Witkin in mostra</title>
		<link>http://www.matteobinda.com/2007/01/05/j-p-witkin-in-mostra-27/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Jan 2007 06:15:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teo's world]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;Assessorato alla Cultura del Comune di Seravezza (LU), in collaborazione con il CircoloFotografico &#8220;L&#8217;Altissimo&#8221;, organizza la IV edizione della Rassegna &#8220;Seravezza Fotografia&#8221; (patrocinio FIAF M1/07), che si terr&#224; a Palazzo Mediceo di Seravezza e in varie sedi espositive dello stesso Comune nel periodo 20 gennaio &#8211; 8 aprile 2007.
Nelle prime edizioni sono state allestite importanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.matteobinda.com/images/Blog/witkin.jpg" /></p>
<p>L&#8217;Assessorato alla Cultura del Comune di Seravezza (LU), in collaborazione con il CircoloFotografico &#8220;L&#8217;Altissimo&#8221;, organizza la IV edizione della Rassegna &#8220;Seravezza Fotografia&#8221; (patrocinio FIAF M1/07), che si terr&agrave; a Palazzo Mediceo di Seravezza e in varie sedi espositive dello stesso Comune nel periodo 20 gennaio &#8211; 8 aprile 2007.</p>
<p>Nelle prime edizioni sono state allestite importanti mostre tra cui quelle dedicate agli anni del Neorealismo e al fotografo Giovanni Umicini (2004), Walter Rosenblum (2005), Gianni Berengo Gardin (2006) che hanno ottenuto uno straordinario successo di pubblico e di critica, tanto che la rassegna ha acquisito sempre pi&ugrave; importanza e rilievo in ambito nazionale.</p>
<p>La mostra centrale della rassegna 2007 che verr&agrave; allestita a Palazzo Mediceo &egrave; costituita da una retrospettiva di<span style="font-weight: bold;"> Joel Peter Witkin</span>, proposta da Photology di Milano. Sono inoltre previste mostre personali di Virgilio Bardossi, Stefano Bernardoni, Sara Munari e Angela Maria Antuono.</p>
<p>Nell&#8217;ambito della rassegna verr&agrave; inoltre organizzato il II &#8220;2°Portfolio al Mediceo&#8221;, manifestazione dedicata alla lettura di portfolio fotografici, con la possibilit&agrave; per gli autori di presentare collezioni di proprie opere che verranno valutate e discusse con esperti fotografi individuati nelle persone di Carlo Ciappi (docente DAC) Giorgio Rigon (docente DAC) Giorgio Tani (presidente onorario della FIAF). La manifestazione avr&agrave; luogo domenica 28 gennaio 2007.</p>
<p>La rassegna prevede infine:  </p>
<li>Un workshop sulla storia tecnica della &#8220;Street Photography&#8221;, tenuto dal fotografo Giovanni Umicini che si terr&agrave; sabato 27 gennaio e domenica 28gennaio;</li>
<li>Quattro workshop su Beauty-Fashion-Glamour (FineArt), che si terranno tutte le domeniche di febbraio a cura del fotografo Adolfo Favilla;</li>
<li>Una celebrazione commemorativa dello scomparso fotografo americano Walter Rosenblum, che sar&agrave; tenuta il giorno marted&igrave; 23 gennaio da Giovanni Umicini e Janice Mehlman. Nell&#8217;occasione sar&agrave; proiettato il filmato &#8220;Pitt Street&#8221; sulla vita e le attivit&agrave; di Rosenblum; </li>
<li>Incontridi cultura fotografica, a cura del DAC, che si terranno tutti i luned&igrave; del mesedi febbraio.</li>
<p>Per informazioni: <a href="mailto:palazzomediceo@comune.seravezza.lucca.it">palazzomediceo@comune.seravezza.lucca.it</a></p>
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		<title>Jane Evelyn Atwood</title>
		<link>http://www.matteobinda.com/2006/09/18/jane-evelyn-atwood-18/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Sep 2006 11:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[ Per ricordarci sempre che quello che succede in Medio Oriente non &#232; altro che una goccia nell&#8217;oceano delle guerre di questo pianeta.



 Queste sono solo una manciata (e nemmeno le pi&#250; crude) delle foto esposte in questi giorni in Quai Wilson a Ginevra in collaborazione con Handicap International. Il titolo dell&#8217;esposizione &#232; Landmines.
 Vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Per ricordarci sempre che quello che succede in Medio Oriente non &egrave; altro che una goccia nell&#8217;oceano delle guerre di questo pianeta.</p>
<p><img width="500" height="333" alt="" src="http://www.janeevelynatwood.com/galleries/subject05/content/imgs/JEA-MN-02-196-8.jpg" /></p>
<p><img width="500" height="333" alt="" src="http://www.janeevelynatwood.com/galleries/subject05/content/imgs/JEA-MN-02-116-12.jpg" /></p>
<p><img width="500" height="333" alt="" src="http://www.janeevelynatwood.com/galleries/subject05/content/imgs/JEA-MN-02-216-17.jpg" /></p>
<p><font size="2" face="verdana, arial, helvetica"> Queste sono solo una manciata (e nemmeno le pi&uacute; crude) delle foto esposte in questi giorni in Quai Wilson a Ginevra in collaborazione con Handicap International. Il titolo dell&#8217;esposizione &egrave; Landmines.</font></p>
<p><font size="2" face="verdana, arial, helvetica"> Vi consiglio di visitare il suo sito: </font><a target="_blank" href="http://www.janeevelynatwood.com ">www.janeevelynatwood.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Berlino</title>
		<link>http://www.matteobinda.com/2006/09/14/berlino-17/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Sep 2006 11:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gallerie]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo partiti da Ginevra sabato  pomeriggio, EasyJet impiega un’ora e mezza piú un’altra ora di ritardo per  portarci fino a Schoenefeld, uno dei  tre aeroporti di Berlino. Atterriamo, &#232; gi&#224; buio, complici le nuvole e quella  pioggerellina fine fine, tipica di ottobre e novembre, molto fastidiosa. I  controlli sono molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo partiti da <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/thumb.asp?id=Geneva">Ginevra</a> sabato  pomeriggio, EasyJet impiega un’ora e mezza piú un’altra ora di ritardo per  portarci fino a Schoenefeld, uno dei  tre aeroporti di <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/thumb.asp?id=Berlin">Berlino</a>. Atterriamo, &egrave; gi&agrave; buio, complici le nuvole e quella  pioggerellina fine fine, tipica di ottobre e novembre, molto fastidiosa. I  controlli sono molto accurati, e lunghi, tanto che quando arriviamo nella hall  i bagagli sono gi&agrave; arrivati. Non abbiamo la minima idea di dove andare a  prendere il bus, ma &egrave; semplice, &egrave; tutto indicato, basta seguire una strada  coperta in un prato, e arriviamo alla stazione. Prendiamo l’S9 per Pankow, una  mezzoretta, un cambio alla stazione di Alexanderplatz e arriviamo a Eberwalder  Straße, lí vicino c’&egrave; l’Alcatraz, il nostro ostello. Ci accoglie un tizio un  po’ scazzato, ci chiede se possiamo aspettare cinque minuti che finisce il suo  kebab, poi mi fa compilare un modulo, mi d&agrave; la chiave e mi dice che la stanza &egrave;  al quarto piano. Maledizione, niente ascensore, cinque piani (lí contano anche  il piano zero) con la valigia in spalla, in compenso la stanza &egrave; carina,  piccola, ma sufficiente per tre notti, il bagno &egrave; sul piano ed in comune con  un’altra stanza. Qualche minuto per riprendere fiato, e subito ci fiondiamo in  strada, &egrave; tardi, ma abbiamo voglia di vedere Berlino. Facciamo due passi in  Schonhauser Allee, piena di giovani a piedi e in bicicletta, e rimaniamo  stupiti nel vedere quante schifezze mangiano questi tedeschi, e a quali prezzi.  Ci viene voglia di una birra, entriamo in un pub carino e ordiniamo due scure che  arrivano poco dopo con tre dita di densa schiuma. La mia non ha nemmeno toccato  il tavolo, ero assetato, e ne ordino una seconda. Non ci mette nemmeno tanto ad  arriare alla testa, facciamo due chiacchiere, osserviamo le fotografie saffiche  appese al muro, e ce ne andiamo a dormire.</p>
<p>Sveglia presto, alle 9.00 del mattino siamo gi&agrave; in strada. E’ domenica  mattina, e non c’&egrave; anima viva. Abbiamo entrambi un leggero senso di nausea a  causa dello stomaco vuoto, ma &egrave; tutto chiuso. Finalmente scendendo lungo Schonhauser  Allee in direzione di Alexanderplatz, troviamo un bar, dove ci spariamo  cappuccino e croissant. Riprendiamo a camminare, fa freddo accidenti, e non ho  la giacca, solo un maglione. La giornata tra l’altro non promette bene, mi  ricordava esattamente un anno prima, quando ero a <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/thumb.asp?id=The%20Vlaams">Leuven</a> e quando stavo per  partire. Freddo umido, e il tempo che poteva cambiare da un momento all’altro.  Continuiamo a camminare, consultiamo la cartina, e vediamo che nelle vicinanze  c’&egrave; un cimitero ebraico, gi&agrave; che ci siamo ci piacerebbe visitarlo, ma &egrave; chiuso  durante i giorni di festa. Che sfiga! Ci accontentiamo solamente di vederlo  attraverso le sbarre di recinzione. Poco distante c’&egrave; una chiesa evangelica,  molto carina. E’ ancora chiusa, ma c’&egrave; un uomo che passeggia nel cortiletto  interno, ci vede e si avvicina sorridente, ci saluta, ma non parla inglese. In  qualche modo riusciamo a comunicare, ci chiede da dove veniamo, e ci dice che  poco distante c’&egrave; una chiesa cattolica. Giusto il tempo di fare un paio di  scatti, e riprendiamo la marcia.<br />
Ci vuole un’ora scarsa per arrivare in Alexanderplatz, le nuvole sono  basse e fitte, tanto che la punta del <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6257.jpg" rel="lightbox[79]">Fernsehturm</a> appare e scompare come un  fantasma. Ci fermiamo velocemente ad osservare quello che c’&egrave; nei dintorni,  come ad esempio <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6260.jpg" rel="lightbox[79]">St. Marienkirche</a>, il Rote Rathaus (coperto per lavori) e il senato.  Passeggiata d’obbligo Unter den Linden fino ad arrivare ad una chiesetta carina,  <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6262.jpg" rel="lightbox[79]">Nikolaikirche</a>, a due passi dal Duomo di Berlino. Un paio di scatti, e una sosta  obbligata gi&agrave; che un filo di sole riesce a scaldare le ossa:</p>
<p><img width="500" height="333" alt="Berlino duomo berlin dom matteo binda matteobinda" src="http://www.matteobinda.com/public/galleries/img_6268.jpg" /></p>
<p>Proseguiamo lungo il viale pieno di turisti facendo piccole pause dove  necessario, ovvero al <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6269.jpg" rel="lightbox[79]">Memoriale ai Caduti</a> e presso uno <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6270.jpg" rel="lightbox[79]">strano monumento</a> in  onore di diversi scrittori e letterati tedeschi. Seguiamo il gradiente di  turisti, fino ad arrivare alla celebre Porta di Brandeburgo. Mi ricordo di  quelle foto che la mostravano completamente distrutta solo sessanta anni fa, e  mi scende un brivido per la schiena, &egrave; stata una fortuna che i berlinesi  conservassero gli stampi originali della quadriglia.</p>
<p><img width="333" height="500" alt="Brandeburg Tor Berlin porta brandeburgo Berlino Matteo Binda matteobinda" src="http://www.matteobinda.com/public/galleries/img_6271.jpg" /></p>
<p>Dietro la porta stanno allestendo una manifestazione per skaters, la  curiosit&agrave; ci spinge, ma l’allestimento &egrave; ancora in alto mare, quindi deviamo  all’interno del parco e ci riposiamo un po’ su una panchina. Siamo veramente  stanchi, ma le cose da vedere sono ancora molte. Camminiamo fino a Potsdamer  Platz e, nasi in aria, osserviamo la parte piú moderna di <a href="http://www.matteobinda.com/thumb.asp?id=Berlin">Berlino</a>. I tre  maestosi grattacieli sovrastano la cupola del <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6274.jpg" rel="lightbox[79]">Sony Center</a>, avevo visto delle  interessanti foto notturne, decidiamo quindi di cercare un posto per pranzare e  di tornare in Potsdamer Platz sul calar della sera. Controlliamo sulla cartina,  a due passi c’&egrave; il Checkpoint Charlie, ex valico di frontiera sulla  Friedrichstraße che divideva il settore  americano da quello sovietico. Del muro piú nessuna traccia, solo alcune  fotografie esposte lungo la strada.</p>
<p><img width="333" height="500" alt="Checkpoint Charlie Berlin Berlino Matteo Binda matteobinda" src="http://www.matteobinda.com/public/galleries/img_6278.jpg" /></p>
<p>Un acquazzone improvviso ci costringe ad entrare in un fast food, poco  male, siamo affamati, ci sediamo ad un tavolo e ordiniamo due kebab. Ci prendiamo  un po’ di tempo, i piedi iniziano a fare veramente male, la mappa dice che  abbiamo fatto circa 8 chilometri. Osserviamo bene, nelle immediate vicinanze  c’&egrave; il museo ebraico (Judisches Museum), quindi dopo l’abbondante  rifocillamento andiamo a vederlo. Rimaniamo subito colpiti dalla strana  architettura dell’edificio, Daniel Libeskind, esponente del decostruttivismo, &egrave;  l’architetto polacco che l’ha costruito e non ha certo dimenticato di ricreare  le angoscianti sensazioni che hanno vissuto gli ebrei deportati durante il loro  esilio forzato, come i suoi genitori. A mio avviso la parte piú interessante &egrave;  il piano terra, con la torre dell’olocausto e il <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6284.jpg" rel="lightbox[79]">giardino dell’esilio</a> con le 49  colonne, il resto &egrave; una meno interessante esposizione di oggetti, documenti e  fotografie legati al mondo ebraico. Per noi, due ore nel Judisches Museum sono  piú che abbondanti, usciamo alle 16.30 con le gambe a pezzi e decidiamo di  tornare in metropolitana all’ostello per farci una doccia e riposarci un poco.</p>
<p><img width="333" height="500" alt="Judisches Museum Berlin Museo Ebraico Berlino Matteo Binda matteobinda" src="http://www.matteobinda.com/public/galleries/img_6283.jpg" /></p>
<p>Tra una cosa e l’altra torniamo in strada che &egrave; quasi ora di cena, e  decidiamo di percorrere Schonhauser Allee verso nord, alla ricerca della <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6285.jpg" rel="lightbox[79]">Gethsemanekirche</a>  segnata sulla cartina. Camminando ci accorgiamo che questa via &egrave; disseminata di  fast food e ristorantini interessanti. Per questa volta ci riaccontentiamo di  un altro kebab, con la promessa di provare al piú presto il sushi al ristorante  giapponese. La stanchezza &egrave; molta, facciamo un breve giro nel quartiere che si  popola sempre piú di vita notturna e torniamo in camera.</p>
<p>Lunedí, il tempo ci premia con una giornata di sole. Ci alziamo alla  solita ora, mentre consumiamo una piccola colazione acquistata al supermercato  vicino discutiamo sul possibile giro della giornata. Compriamo quindi un  utilissimo abbonamento giurnaliero per i mezzi, 6 euro. Spostarsi in  metropolitana &egrave; tutt’altra cosa, in meno di venti minuti siamo alla fermata Friedrichstraße,  vicino al Reichstag. La fila per entrare &egrave; abbastanza lunga, ma ormai mi sono  incapponito e rimaniamo. Dopo un’ora abbondante ci fanno entrare, il security check &egrave;  altrettanto lungo, soprattutto perch&egrave; certi genialoidi si dimenticano nelle  tasche degli oggetti di ferro e costringono i tre polizziotti di numero a  perquisirli “alla americana”. Un ascensore ci porta velocemente sul tetto dove  possiamo ammirare, oltre al panorama di <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/thumb.asp?id=Berlin">Berlino</a>, la famosa <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6287.jpg" rel="lightbox[79]">cupola trasparente </a>e  la <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6292.jpg" rel="lightbox[79]">scala a spirale</a> che conduce fino alla sua sommit&agrave;. Complice la colonna  centrale ricoperta di specchi, tutto risplende di una strana luce blu, proprio  come avevo visto in alcune fotografie. Inoltre, in cerchio, sono disposte molte  fotografie storiche che mostrano le prime della riunificazione della Germania.</p>
<p><img width="333" height="500" alt="Reichstag Berlin Berlino Matteo Binda matteobinda" src="http://www.matteobinda.com/public/galleries/img_6286.jpg" /></p>
<p>Quasi per caso scopriamo che il  <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6296.jpg" rel="lightbox[79]">Monumento alle vittime della sho&agrave;</a> &egrave; nelle immediate vicinanze del Reichstag,  perch&egrave; non visitarlo? Impressionante, sinceramente non me lo immaginavo cosí  vasto, all’interno &egrave; quasi come un labirinto, tanto che ci siamo persi  ritrovandoci poi dall’altra parte, dove troviamo dei piccoli ristoranti self  service carini che vendono la specialit&agrave; di Berlino: il Berliner Currywurst.  Finalmente, era una vita che volevo assaggiarlo. Devo dire peró che sono  rimasto un po’ deluso, &egrave; un normalissimo wurstel fritto che naviga allegramente  in una vaschetta di ketchup, ricoperto di curry macinato e peperoncino, buono,  ma nulla di straordinariamente eclatante. Scende benissimo se accompagnato da  buona birra. </p>
<p><img width="333" height="500" alt="Sho&agrave; monument monumento berlin berlino matteo binda matteobinda" src="http://www.matteobinda.com/public/galleries/img_6302.jpg" /></p>
<p>Piccola pausa e torniamo sui  nostri passi, la prossima destinazione &egrave; la sinagoga. Prendendo la metropolitana  alla fermata di Unter den Linden colgo l’occasione per fare un paio di fotografie  alla <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6303.jpg" rel="lightbox[79]">Porta di Brandeburgo</a> col sole. La <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6305.jpg" rel="lightbox[79]">sinagoga</a> &egrave; un edificio molto splendente  e decorato, ma non si capisce come poter entrare. Proviamo da una porta, ma  veniamo fermati da una guardia dal fare incazzoso, proviamo da quell’altra e  una guida ci viene incontro, ci ferma e ci chiede di che nazionalit&agrave; siamo.  Alla risposta “italiana” sgrana leggermente gli occhi, sembra imbarazzato, ci  dice che secondo lui non ci conviene entrare, che costa tanto, e che  sicuramente non ce ne intendiamo abbastanza di cultura ebraica per apprezzare  le ricchezze esposte. Insomma, lo ringrazio perch&egrave; magari avrei buttato via  tempo e soldi, ma questo comportamento mi ha destato qualche sospetto. Se  apprezzi veramente la tua cultura, non saresti contento di condividerla con  altri che non la conoscono? Poco male, leggiamo che nelle vicinanze c’&egrave; la casa  del drammaturgo Bertolt Brecht, andiamo a vederla incuriositi, ma nulla di che,  inoltre era pure chiusa al pubblico. Ci dirigiamo quindi verso la  metropolitana, per andare a visitare un altro pezzo forte della citt&agrave;: la <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6307.jpg" rel="lightbox[79]">Gedächtniskirche</a>.  Certe cose hanno un fascino completamente diverso se viste dal vivo, la  sensazione &egrave; strana, &egrave; la prima volta che vedo dal vivo un segno tangibile  della guerra&#8230;la chiesa &egrave; stata quasi totalmente distrutta, &egrave; rimasta solo la  torre campanaria chiamata “il dente cavo”. Si &egrave; pensato a lungo se demolirla  totalmente o no, e alla fine fu tenuta come testimonianza degli orrori della  guerra.</p>
<p><img width="333" height="500" alt="Gedächtniskirche Berlin berlino matteo binda matteobinda" src="http://www.matteobinda.com/public/galleries/img_6309.jpg" /></p>
<p>Accanto, il <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6310.jpg" rel="lightbox[79]">battistero</a> &egrave; stato ricostruito in stile moderno, l’interno  &egrave; spettacolare, il colore freddo delle vetrate contrasta perfettamente con  l’arancione caldo emanato dal Cristo in croce.<br />
Accanto a questi monumenti  storici c’&egrave; l’altrettanto storico zoo di Berlino. Dopo aver ponderato un po’ di  cose decidiamo di visitarlo anche se vedere gli animali in gabbia dispiace non  poco. Di norma mi dico che se un animale in gabbia sta bene “&egrave; un male” minore,  ma sinceramente mi ha rattristato vedere gli orsi e le tigri passeggiare  compulsivamente e nervosamente avanti e indietro, seguendo sempre lo stesso  tragitto. No, forse questo &egrave; un po’ troppo oltre&#8230;<br />
Lo zoo &egrave; bello grande, visitarlo  per intero potrebbe portare via una giornata intera, quando usciamo sono le  19.00, sta per fare buio, e ci dirigiamo verso <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6319.jpg" rel="lightbox[79]">Potsdamer Platz</a>, per vederla  illuminata. Abbiamo dovuto aspettare non poco, ma ne &egrave; valsa la pena visto che  nel frattempo ci siamo anche un po’ rilassati.</p>
<p><img width="500" height="333" alt="sony center berlin berlino matteo binda matteobinda" src="http://www.matteobinda.com/public/galleries/img_6321.jpg" /></p>
<p>Ritorniamo all’ostello alle 21.00  passate, e abbiamo un ultimo problema da risolvere: la cena. Basta carne,  abbuffata di sushi al giapponese e poi nanna.</p>
<p>Martedí, &egrave; gi&agrave; ora di ripartire. Due giorni non sono abbastanza, abbiamo  tante altre cose da vedere tra cui il muro ancora in piedi a Bernauerpark e il duomo francese e tedesco. Problema: piove mica male e fa un freddo cane.  Soluzione: ce ne freghiamo e andiamo lo stesso con l’unico inconveniente che  non ho potuto fare foto. Visita veloce al muro completamente tappezzato di  murales, torniamo a prendere le valige e pianifichiamo il complicato giro in  metropolitana (con un biglietto non &egrave; possibile tornare indietro) che ci  permetter&agrave; di fare una sosta per vedere il <a target="_blank" href="http://www.matteobinda.com/imgbig.asp?id=img_6331.jpg" rel="lightbox[79]">Duomo Francese</a> e il Duomo Tedesco, e  di continuare poi fino all’aeroporto previa sosta  per un ultimo kebab.</p>
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		<title>Jill Greenberg &#8211; End Times</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jul 2006 11:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Quante volte nella vita siamo stati ingannati? Quante volte abbiamo sofferto per essere stati privati di qualcosa? Quante altre volte, ancora, ci siamo rimasti male per una promessa non mantenuta? Tante, e una cosa &#232; certa, quando non abbiamo il controllo sulla situazione non possiamo far altro che passare dalla parte delle vittime, vittime impotenti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Quante volte nella vita siamo stati ingannati? Quante volte abbiamo sofferto per essere stati privati di qualcosa? Quante altre volte, ancora, ci siamo rimasti male per una promessa non mantenuta? Tante, e una cosa &egrave; certa, quando non abbiamo il controllo sulla situazione non possiamo far altro che passare dalla parte delle vittime, vittime impotenti, vittime piene di rabbia.
</p>
<p class="MsoNormal">Questo &egrave; il pensiero di un&#8217;artista canadese, Jill Greenberg, la quale si promette di lanciare una critica nei confronti dell&#8217;amministrazione americana, proponendo una collezione di fotografie intitolata &#8220;End Times&#8221;. Il filo conduttore &egrave; il pianto, un pianto disperato di alcuni bambini indotto dalla privazione di un banalissimo lecca-lecca. Ovviamente il disgusto da parte dell&#8217;opinione pubblica non &egrave; tardato ad arrivare: c&#8217;&egrave; chi parla di Hitler, chi vuole vedere Jill Greenberg in galera, chi pensa che la fine del mondo &egrave; vicina&#8230;critiche che mi sembrano un tantino esagerate. Sar&agrave; forse che la Greenberg ha colpito piú di un bersaglio?
</p>
<p><img alt="" src="http://www.matteobinda.com/images/Blog/thetruth.jpg" /> </p>
<p>Altre fotografie dell&#8217;artista le trovate qua:<br />
http://www.paulkopeikingallery.com/artists/greenberg/exhibitions/endtimes/index.htm</p>
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