Tag: cultura
Coffee bean
by Teo on May.20, 2009, under Gallerie
Coffee bean, originally uploaded by esci_le_foto.
Piccolo intermezzo culturale, parliamo della scoperta di una delle mie bevande preferite: il caffè.
Ci sono diverse storie in circolazione sulla scoperta del caffé, ma la piú affascinante dice che questa bevanda sia stata inizialmente scoperta da un gregge di capre in Etiopia. Queste capre erano solite mangiare bacche e foglie da alcuni arbusti e ogni volta che questo succedeva la notte non dormivano ma continuavano a zampettare di qua e di là.
L’allevatore incuriosito ha raccolto queste bacche e le ha portate in un monastero. I monaci peró, visti gli effetti sulle capre, pensavano che fossero bacche del Diavolo e le hanno buttate nel fuoco.
Dopo non molto sono tornati sui loro passi: le bacche, tostate, hanno iniziato ad emanare un delizioso aroma intenso, molto invitante cosi che i monaci le hanno ripescate dal fuoco e raffreddate in un bicchiere d’acqua che si é pian piano tinto di nero.
La morale della storia resta a voi.
Ringrazio Mela per la foto (anche se le devo ancora chiedere il permesso).
Effetti ottici al mare
by Teo on Feb.15, 2009, under Gallerie
Questo è un piccolo effetto ottico visibile alcune volte durante i tramonti, ed è dovuto ad una piccola inversione di temperatura.
Solitamente la temperatura diminuisce con l’aumentare dell’altezza sopra il livello del mare. In alcuni casi peró puó succedere che uno strato d’aria calda si posizioni sopra uno strato d’aria resa piú fresca dalla vicinanza del mare. La rifrazione della luce fa il resto, è a grandi linee lo stesso effetto prodotto dall’asfalto caldo.
Il punto di vista del cliente
by Teo on Dec.15, 2008, under Teo's world
Poco piú di un anno fa io e mia moglie abbiamo aperto un conto presso il Credit Suisse. L’intenzione era semplicemente quella di investire i risparmi in qualche titolo sicuro, nulla di piú.
Subitissimo facciamo presente alla banca che non sappiamo assolutamente nulla riguardo il mercato finanziario, quindi ci viene affiancata una consulente che aveva il compito di seguirci nella scelta di qualche prodotto compatibile col nostro profilo. La nostra scelta (per fortuna) è stata quella di diversificare il capitale in diversi investimenti, e l’intenzione era quella di destinarne una parte per un investimento un pochino piú rischioso, e il resto ripartirlo in investimenti sicuri, come ad esempio obbligazioni.
Ed è proprio questo che abbiamo chiesto alla nostra consulente, abbiamo ancora la mail che abbiamo mandato: “Buongiorno, vorremmo investire 14000.- CHF in titoli sicuri come ad esempio delle obbligazioni, cosa ci consiglia?”. La risposta (anche questa fortunatamente conservata) arriva subitissimo: “Abbiamo l’Opportunity Note, 100% protetto”. In allegato c’è un PDF in tedesco in cui viene illustrato il prodotto e, complice la nostra totale inesperienza, non ci accorgiamo nemmeno che non si tratta di un’obbligazione, ma di un prodotto strutturato. Ci studiamo il prospetto con calma, vediamo come funziona questo prodotto, leggiamo la casellina dei rischi associati ed effettivamente il prodotto sembra sicuro, nella peggiore delle ipotesi (non sto qua a spiegare perchè facciamo notte) non avremmo avuto diritto al rimborso minimo. Ok, accettiamo di buttarci dentro quei soldi e buona notte, sonni tranquilli.
Invece no. Il 17 settembre la consulente ci chiama e ci dice “Non so se avete sentito, ma la Lehman Brothers è fallita lunedí, è in Chapter 11. Quindi…hem…coff coff…hem…il vostro investimento che era garantito dalla Lehman…ecco…c’è la possibilità di perdere tutti i soldi”. Lí per lí la notizia ci ha colto veramente impreparati. Avevamo sentito che la Lehman era fallita, ma assolutamente non sapevamo che il nostro investimento era in effetti un prodotto emesso e garantito da Lehman Brothers. Andiamo quindi a controllare, e, ovviamente, la banca ha ragione. Il prospetto indica a caratteri cubitali CREDIT SUISSE, ma nelle varie voci c’è un bellissimo “Issuer: Lehman Brothers, NY”.
Sticazzi, lí per lí non c’abbiamo dormito per qualche notte, poi è iniziato a partire un sentimento di rassegnazione e di rimprovero verso noi stessi, ma poi abbiamo iniziato ad informarci e a sentire voci che non hanno fatto altro che rialzare le nostre speranze. Nel frattempo un sacco di altre cose:
1. a quanto pare non eravamo gli unici, moltissime persone si sono ritrovate nella nostra stessa situazione da un giorno all’altro senza sapere perchè e come;
2. la FRC (Federazione Romanda dei Consumatori http://www.frc.ch ) si è resa disponibile a rappresentare in qualche modo la gente danneggiata;
3. il Credit Suisse ha iniziato ad elargire rimborsi senza nessuna logica. Rimborsi parziali eh…a chi aveva investito piú del 50% del proprio capitale in quell’investimento (noi non c’eravamo dentro);
4. la nostra consulente ci scrive e ci dice che lei sta provando a convincere chi di competenza tramite comunicazioni interne (senza volerci fornire nessuna prova, ovviamente) a farci avere un rimborso ma che giuridicamente il Credit Suisse non ha fatto nulla di sbagliato.
E su questo ultimo punto, soprattutto grazie a quanto riportato dall’avvocato Tuto Rossi nel suo blog (http://tutorossi.wordpress.com/ ), abbiamo diversi dubbi.
Prima di tutto esistono delle leggi federali ben precise che regolamentano la compravendita di questi prodotti. In particolare in base all’articolo 11 della Legge Federale sulle Borse e sul Commercio dei Titoli Mobiliari, la banca deve tenere conto dell’esperienza del cliente e delle loro conoscenze sui prodotti finanziari, in particolare la banca ha il dovere di informare correttamente tutti i clienti sui rischi di tutti i prodotti. Considerando quindi che l’Opportunity Note è un prodotto destinato esclusivamente ad investitori esperti (e non piccoli risparmiatori) chi chiediamo perchè sia finito nelle nostre tasche, e perchè ci è stato presentato (è da ricordare, solo ed esclusivamente tramite mail) come “100% protetto” senza alcun riferimento esplicito a Lehman Brothers e al fatto che (nonostante ai tempi fosse un’opzione molto motlo improbabile) sarebbe potuta fallire.
Ma non è finita qui, in base all’articolo 23 sulla Legge Federale delle Obbligazioni, il contratto non obbliga colui che vi fu indotto da errore essenziale. Ovvero, visto che la nostra consulente ci ha venduto questo prodotto come “100% protetto” (stessa cosa che poi è scritta sui prospetti per i clienti) noi possiamo chiedere la recessione del contratto.
Andiamo anche oltre. Non solo la banca non è piú “protetta” giuridicamente (come dice la nostra consulente) a questo punto, ma sta facendo una grandissima figura di merda a livello nazionale. Quello che emerge è che molto probabilmente il Credit Suisse abbia voluto sbolognare questi prodotti a chiunque, visto che la crisi era alle porte, si è parato con un’assicurazione contro il fallimento della Lehman, non ha informato correttamente diversi clienti sulla natura dei prodotti offerti, e non ha consigliato ai clienti (come invece è stato fatto da altre banche) di vendere questi prodotti visto che la Lehman ha iniziato a dare sconcertanti segnali di cedimento a partire da Luglio 2008.
Le televisioni hanno iniziato a parlarne, io stesso sono stato intervistato da Patti Chiari (http://www3.rtsi.ch/pattichiari/node/809 ), e altre persone hanno lasciato delle testimonianze molto piú agghiaccianti della mia. La FRC ha nominato un avvocato per iniziare una sorta di class action verso il Credit Suisse contando circa 1000 aderenti.
Ma il Credit Suisse come reagisce? Questa è la parte piú vomitevole della storia. Il Credit Suisse si è reso disponibile di rappresentare i propri clienti nella procedura fallimentare di Lehman Brothers. La cosa fa alquanto ridere perchè le procedure fallimentare durano anni e hanno costi esagerati. Inoltre, come detto precedentemente, la banca ha iniziato a rimborsare alcuni clienti senza alcuna logica. Messo alle strette ha detto che avrebbe esaminato caso per caso, quindi, pur iscrivendoci alla FRC abbiamo deciso di provare il contatto diretto con la banca. Abbiamo quindi mandato una letterona spiegando con calma tutti i nostri punti e, dopo qualche settimana di attesa, abbiamo ricevuto una telefonata da una persona che non abbiamo mai visto o sentito nominare prima, la quale a nome del Credit Suisse ci ha proposto un rimborso del 60%. Non ci ha saputo dire perchè solo il 60%, ma la scadenza per accettare è stata fissata per il 22 dicembre (solitamente davano 5 giorni di tempo). Abbiamo chiesto piú volte che questo fosse messo per iscritto, ma non c’è stato verso, dopo tutto quello che abbiamo passato dobbiamo ancora fidarci sulla parola data dalla banca. Pazzesco. Abbiamo quindi mandato NOI una lettera alla signora, ringraziandola per la proposta del 60% e chiedendo una proroga per un’attenta valutazione dell’offerta con l’aiuto del difensore civico Ombudsman. E vediamo cosa salta fuori. Perchè di questa mossa? Semplicemente perchè pensiamo che sia giusto avere un rimborso del 100%, molte persone tra giuristi, avvocati e lo stesso Ombusdman, hanno visto la nostra storia e si sono espressi in nostro favore. Questo non dimostra nulla, ma come sempre, ci dà qualche speranza in piú e visto che non abbiamo nulla da perderci tentiamo questa strada. Speriamo si arrivi presto alla fine…
Le palle molli dei mafiosi
by Teo on Nov.26, 2008, under Teo's world
Nuova minaccia a Giulio Cavalli
Solidarietà all’attore dal mondo politico, dello spettacolo e della società civile
Giulio Cavalli, autore, attore e regista teatrale, ha ricevuto l’ennesima, insostenibile, minaccia mafiosa lunedì sera.
Durante le prove del suo spettacolo nel teatro di Tavazzano (Provincia di Lodi), infatti, alcuni sconosciuti hanno imbrattato, il furgone della Compagnia di Cavalli con le scritte “Smettila” con una croce accanto, “Non dimentichiamo” e “Riina Libero” – scritta, quest’ultima, che riprende quelle apparse a Palermo pochi giorni fa.
Non è la prima volta che accade. In aprile Cavalli ha ricevuto una email con minacce di morte e successivamente è stata disegnata una bara sul teatro Nebiolo di Tavazzano, di cui è direttore artistico. Le intimidazioni arrivarono dopo il suo spettacolo “Do ut Des” che ridicolizzava la mafia. A causa di queste e altre minacce da 7 mesi l’attore è sotto programma di protezione anche nelle trasferte per i suoi spettacoli.
Giulio Cavalli è da anni impegnato a teatro contro la mafia, e da tre mesi cura una rubrica, RadioMafiopoli, in onda su AgoraVox Italia e FascioeMartello, che si rifà a Onda pazza, la trasmissione di Peppino Impastato, dove l’attore disonorava la mafia. Nella penultima puntata di RadioMafiopoli (12 novembre) l’attore si scagliava contro il boss Totò Riina e probabilmente a qualcuno, questo, non è piaciuto.
Nel frattempo arrivano i primi attestati di solidarietà da parte del mondo civile, dello spettacolo e del giornalismo:
Giovanni Impastato (fratello di Peppino Impastato): “Questi atti sono deplorevoli per una persona impegnata dal punto di vista culturale e artistico che cerca di contribuire a tenere alti i valori della legalità, con la stessa ironia che Peppino, che poi purtroppo è stato zittito, ha portato avanti in quegli anni con la sua trasmissione Onda pazza. L’ironia è un’arma micidiale. Come Giovanni Impastato sono solidale con Giulio Cavalli e cercheremo di stargli vicino in tutti i modi possibili”
Paolo Rossi (attore con cui ha esordito Cavalli): “È un momento molto brutto, ma questo significa che il teatro ha ancora valore e allora su quello bisogna puntare. Tutta la mia solidarietà, tutta.”
Leoluca Orlando (deputato IDV): “Esprimo tutta la mia solidarietà a Giulio Cavalli in questo momento così complicato per le inaccettabili intimidazioni a chi vuole coniugare libertà ed arte a chi vuole denunciare la violenza mafiosa e i suoi inaccettabili legami istituzionali.”
Antonio Ingroia (Sostituto Procuratore di Palermo): “Massima solidarietà e preoccupazione, purtroppo questo segue altri avvenimenti intimidatori come quelli di Partinico nei confronti di Pino Maniaci, e questo dimostra che c’è sempre una maggiore insofferenza delle mafie, non solo contro i giudici, ma anche contro le persone di cultura”
Pino Maniaci (giornalista di TeleJato minacciato dalla mafia): “Giulio Cavalli è un autore e un attore che sta dando tanto alla Sicilia e per questo merita tutto il nostro sostegno. Sono i momenti duri in cui bisogna fare fronte comune per non lasciare che la scure della mafia cada silenziosa. Siamo tutti Giulio Cavalli”
Carlo Lucarelli (scrittore): “È molto inquietante e molto importante quello che è accaduto. Molto inquietante perché in un paese civile non dovrebbe accadere, vista anche la pericolosità dell’organizzazione criminale. È un pezzo che iniziano a minacciare intellettuali e persone che fanno cultura e questo significa che la cultura fa paura, che raccontare le cose inizia a essere importante e ti porta ad essere considerato pericoloso. Non bisogna lasciare solo chi è oggetto di questo tipo di minacce, e allo stesso tempo darci da fare tutti assieme”.
Giuseppe Lumia (Senatore PD ed ex Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia): “La sua battaglia culturale è la nostra e deve essere fatta proprio dallo Stato, dalla parte dello stato che si vuole finalmente liberare dalla mafia. Riina padre e figlio devono essere contrastati in tutti i modi. Col 41 bis Riina padre parla e detta funzioni per la presenza del figlio nel milanese e a Corleone. Per un ragazzo che vuole incamminarsi sulla via di cosa nostra e che vuole scalarne i gradini c’è solo una strada, quella della abiura delle famiglie mafiose e della denuncia. Altre opzioni non ne possiamo concedere.
Sergio Nazzaro (scrittore): “Come volevasi dimostrare: più che i proclami e le grandi dichiarazioni di guerra o analisi sistemiche, trionfa l’ironia. Già, perchè Cavalli prende per il culo la mafia e li riporta a terra, togliendo l’aurea di mitologia che tanti se non troppi celebrano sempre e comunque. Prendere per il culo la criminalità, combattendola con una risata invece che con facce lugubri e pensierose, intellettual’mpegnat’ sempre pronte a spiegare. Radio Mafiopoli oltremodo cerca di dirci qualcosa: con quelle facce che hanno veramente possono tenere sotto scacco una nazione? Con l’aiuto di chi? Chissà se i grandi media daranno spazio presto all’ironia e allo sfottò su scala nazionale contro le mafie, sarebbe un passo di civiltà. Piccolo per il mondo, grande per noi italiani”.
Pino Di Maula (direttore di Left-Avvenimenti): “La redazione di Left Avvenimenti e Notizie Verdi esprime la propria solidarietà nei confronti di Giulio Cavalli e della sua compagnia teatrale per l’ennesimo vigliacco tentativo di azzittire con le intimidazioni le voci libere, indipendenti e coraggiose che denunciano il sistema mafioso attraverso l’arte e la comunicazione esponendosi in prima persona. Come fa, appunto, Giulio”.
Vito Lo Monaco (Presidente “Centro Studi Pio La Torre”): “Il fatto che avvenga a Lodi dimostra come la mafia sia ormai un fenomeno esteso su scala nazionale, conferma quello che diciamo da tempo. La mafia è un problema che riguarda tutta l’Italia non solo la Sicilia. Le politiche del governo quindi devono tener conto di questa cosa e non seguire l’emergenza del momento. Tutto questo in concomitanza con le dichiarazioni del figlio di Riina di trasferirsi al nord sembrano frutto di una strategia ben precisa. Mi associo e do solidarietà a Giulio Cavalli”.
Vincenzo Conticello (Proprietario della Focacceria San Francesco di Palermo): “Grande solidarietà a Giulio che si senta accompagnato da chi, come me, porta avanti in prima persona la lotta al racket e alla mafia. Da un altro punto di vista penso che non bisogna mai abbassare la guardia perché questo silenzio da parte di Cosa Nostra non va mai sottovalutato perché bisogna sopprimere sul nascere qualunque tipo di focolaio mafioso. Se diamo il consenso alle richieste del figlio di Riina, evidentemente, stiamo già cominciando a scardinare le regole”.
Rosario Crocetta (Sindaco di Gela) : “In Italia non si ha la possibilità di fare liberamente arte. Evidentemente sono stati toccati dei nervi scoperti, do la mia solidarietà netta a Giulio e dichiaro sin da ora la mia disponibilità a partecipare ad un incontro pubblico a Lodi insieme a lui per spiegare alla gente del luogo la mafia e la necessità di combatterla”.
Per informazioni:
Bottega dei Mestieri Teatrali: 335 – 76 86 218
AgoraVox Italia: redazione@agoravox.it 0033 – 1 53 32 46 04
FascioeMartello: redazione@fascioemartello.it 389 – 18 55 235
Trapani, le saline
by Teo on Sep.01, 2008, under Gallerie
Qualche scatto alle saline.

I famosi mulini, mi sono chiesto diverse volte a che cacchio potessero servire, poi mi hanno spiegato la duplice funzione: alcuni pompano l’acqua del mare all’interno delle vasche, altri invece sono collegati con delle vere e proprie macine che raffinano il sale.


Dicevo…l’acqua viene pompata all’interno di alcune vasche collegate in serie alte circa 30cm (l’acqua troppo profonda non si scalda bene). Man mano l’acqua entra nelle saline si scalda per effetto dei raggi solari, evapora, quindi la salinità aumenta e quindi i primi sali (quelli piú tossici come ad esempio il solfato di calcio) precipitano. In un certo senso in questo modo l’acqua si “purifica”, ma non ha ancora una temperatura ottimale per un’evaporazione veloce.


Quando l’acqua evapora ovviamente la concentrazione dei vari sali aumenta. Questo favorisce la formazione di una particolare alga, la Dunaliella Salina, chiamata dai produttori mamma caura (calda) che, a seconda della concentrazione, colora l’acqua di alcune tonalità rossastre, fino al nero.
Queste foto sono state scattate a fine giugno, quindi l’acqua è ancora rossiccia, ma quando diventa nera, in luglio, attira molti piú raggi solari, si scalda molto di piú (fino a 40° e passa) e si forma molto piú sale. A questo punto arrivano i raccoglitori, che lo frantumano e lo raccolgono. Nella foto precedente si vede la prima crosta che è già comparsa, in fondo a destra c’è una montagna, è Monte Erice, che purtroppo non sono riuscito a visitare.

Sulla sinistra di questa foto invece si vedono dei cumuli di sale raccolto l’anno precedente. Vengono coperti da tegole, non si direbbe, ma sono durissimi. Ho passato 10 minuti cercando di staccarne un pezzo, non ce l’ho fatta, ma la voglia di assaggiarlo era troppa, e allora l’ho leccato.
J.P.Witkin in mostra
by Teo on Jan.05, 2007, under Teo's world

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Seravezza (LU), in collaborazione con il CircoloFotografico “L’Altissimo”, organizza la IV edizione della Rassegna “Seravezza Fotografia” (patrocinio FIAF M1/07), che si terrà a Palazzo Mediceo di Seravezza e in varie sedi espositive dello stesso Comune nel periodo 20 gennaio – 8 aprile 2007.
Nelle prime edizioni sono state allestite importanti mostre tra cui quelle dedicate agli anni del Neorealismo e al fotografo Giovanni Umicini (2004), Walter Rosenblum (2005), Gianni Berengo Gardin (2006) che hanno ottenuto uno straordinario successo di pubblico e di critica, tanto che la rassegna ha acquisito sempre più importanza e rilievo in ambito nazionale.
La mostra centrale della rassegna 2007 che verrà allestita a Palazzo Mediceo è costituita da una retrospettiva di Joel Peter Witkin, proposta da Photology di Milano. Sono inoltre previste mostre personali di Virgilio Bardossi, Stefano Bernardoni, Sara Munari e Angela Maria Antuono.
Nell’ambito della rassegna verrà inoltre organizzato il II “2°Portfolio al Mediceo”, manifestazione dedicata alla lettura di portfolio fotografici, con la possibilità per gli autori di presentare collezioni di proprie opere che verranno valutate e discusse con esperti fotografi individuati nelle persone di Carlo Ciappi (docente DAC) Giorgio Rigon (docente DAC) Giorgio Tani (presidente onorario della FIAF). La manifestazione avrà luogo domenica 28 gennaio 2007.
La rassegna prevede infine:
Per informazioni: palazzomediceo@comune.seravezza.lucca.it
Jane Evelyn Atwood
by Teo on Sep.18, 2006, under Fotografia
Per ricordarci sempre che quello che succede in Medio Oriente non è altro che una goccia nell’oceano delle guerre di questo pianeta.



Queste sono solo una manciata (e nemmeno le piú crude) delle foto esposte in questi giorni in Quai Wilson a Ginevra in collaborazione con Handicap International. Il titolo dell’esposizione è Landmines.
Vi consiglio di visitare il suo sito: www.janeevelynatwood.com
Berlino
by Teo on Sep.14, 2006, under Gallerie
Siamo partiti da Ginevra sabato pomeriggio, EasyJet impiega un’ora e mezza piú un’altra ora di ritardo per portarci fino a Schoenefeld, uno dei tre aeroporti di Berlino. Atterriamo, è già buio, complici le nuvole e quella pioggerellina fine fine, tipica di ottobre e novembre, molto fastidiosa. I controlli sono molto accurati, e lunghi, tanto che quando arriviamo nella hall i bagagli sono già arrivati. Non abbiamo la minima idea di dove andare a prendere il bus, ma è semplice, è tutto indicato, basta seguire una strada coperta in un prato, e arriviamo alla stazione. Prendiamo l’S9 per Pankow, una mezzoretta, un cambio alla stazione di Alexanderplatz e arriviamo a Eberwalder Straße, lí vicino c’è l’Alcatraz, il nostro ostello. Ci accoglie un tizio un po’ scazzato, ci chiede se possiamo aspettare cinque minuti che finisce il suo kebab, poi mi fa compilare un modulo, mi dà la chiave e mi dice che la stanza è al quarto piano. Maledizione, niente ascensore, cinque piani (lí contano anche il piano zero) con la valigia in spalla, in compenso la stanza è carina, piccola, ma sufficiente per tre notti, il bagno è sul piano ed in comune con un’altra stanza. Qualche minuto per riprendere fiato, e subito ci fiondiamo in strada, è tardi, ma abbiamo voglia di vedere Berlino. Facciamo due passi in Schonhauser Allee, piena di giovani a piedi e in bicicletta, e rimaniamo stupiti nel vedere quante schifezze mangiano questi tedeschi, e a quali prezzi. Ci viene voglia di una birra, entriamo in un pub carino e ordiniamo due scure che arrivano poco dopo con tre dita di densa schiuma. La mia non ha nemmeno toccato il tavolo, ero assetato, e ne ordino una seconda. Non ci mette nemmeno tanto ad arriare alla testa, facciamo due chiacchiere, osserviamo le fotografie saffiche appese al muro, e ce ne andiamo a dormire.
Sveglia presto, alle 9.00 del mattino siamo già in strada. E’ domenica mattina, e non c’è anima viva. Abbiamo entrambi un leggero senso di nausea a causa dello stomaco vuoto, ma è tutto chiuso. Finalmente scendendo lungo Schonhauser Allee in direzione di Alexanderplatz, troviamo un bar, dove ci spariamo cappuccino e croissant. Riprendiamo a camminare, fa freddo accidenti, e non ho la giacca, solo un maglione. La giornata tra l’altro non promette bene, mi ricordava esattamente un anno prima, quando ero a Leuven e quando stavo per partire. Freddo umido, e il tempo che poteva cambiare da un momento all’altro. Continuiamo a camminare, consultiamo la cartina, e vediamo che nelle vicinanze c’è un cimitero ebraico, già che ci siamo ci piacerebbe visitarlo, ma è chiuso durante i giorni di festa. Che sfiga! Ci accontentiamo solamente di vederlo attraverso le sbarre di recinzione. Poco distante c’è una chiesa evangelica, molto carina. E’ ancora chiusa, ma c’è un uomo che passeggia nel cortiletto interno, ci vede e si avvicina sorridente, ci saluta, ma non parla inglese. In qualche modo riusciamo a comunicare, ci chiede da dove veniamo, e ci dice che poco distante c’è una chiesa cattolica. Giusto il tempo di fare un paio di scatti, e riprendiamo la marcia.
Ci vuole un’ora scarsa per arrivare in Alexanderplatz, le nuvole sono basse e fitte, tanto che la punta del Fernsehturm appare e scompare come un fantasma. Ci fermiamo velocemente ad osservare quello che c’è nei dintorni, come ad esempio St. Marienkirche, il Rote Rathaus (coperto per lavori) e il senato. Passeggiata d’obbligo Unter den Linden fino ad arrivare ad una chiesetta carina, Nikolaikirche, a due passi dal Duomo di Berlino. Un paio di scatti, e una sosta obbligata già che un filo di sole riesce a scaldare le ossa:

Proseguiamo lungo il viale pieno di turisti facendo piccole pause dove necessario, ovvero al Memoriale ai Caduti e presso uno strano monumento in onore di diversi scrittori e letterati tedeschi. Seguiamo il gradiente di turisti, fino ad arrivare alla celebre Porta di Brandeburgo. Mi ricordo di quelle foto che la mostravano completamente distrutta solo sessanta anni fa, e mi scende un brivido per la schiena, è stata una fortuna che i berlinesi conservassero gli stampi originali della quadriglia.

Dietro la porta stanno allestendo una manifestazione per skaters, la curiosità ci spinge, ma l’allestimento è ancora in alto mare, quindi deviamo all’interno del parco e ci riposiamo un po’ su una panchina. Siamo veramente stanchi, ma le cose da vedere sono ancora molte. Camminiamo fino a Potsdamer Platz e, nasi in aria, osserviamo la parte piú moderna di Berlino. I tre maestosi grattacieli sovrastano la cupola del Sony Center, avevo visto delle interessanti foto notturne, decidiamo quindi di cercare un posto per pranzare e di tornare in Potsdamer Platz sul calar della sera. Controlliamo sulla cartina, a due passi c’è il Checkpoint Charlie, ex valico di frontiera sulla Friedrichstraße che divideva il settore americano da quello sovietico. Del muro piú nessuna traccia, solo alcune fotografie esposte lungo la strada.

Un acquazzone improvviso ci costringe ad entrare in un fast food, poco male, siamo affamati, ci sediamo ad un tavolo e ordiniamo due kebab. Ci prendiamo un po’ di tempo, i piedi iniziano a fare veramente male, la mappa dice che abbiamo fatto circa 8 chilometri. Osserviamo bene, nelle immediate vicinanze c’è il museo ebraico (Judisches Museum), quindi dopo l’abbondante rifocillamento andiamo a vederlo. Rimaniamo subito colpiti dalla strana architettura dell’edificio, Daniel Libeskind, esponente del decostruttivismo, è l’architetto polacco che l’ha costruito e non ha certo dimenticato di ricreare le angoscianti sensazioni che hanno vissuto gli ebrei deportati durante il loro esilio forzato, come i suoi genitori. A mio avviso la parte piú interessante è il piano terra, con la torre dell’olocausto e il giardino dell’esilio con le 49 colonne, il resto è una meno interessante esposizione di oggetti, documenti e fotografie legati al mondo ebraico. Per noi, due ore nel Judisches Museum sono piú che abbondanti, usciamo alle 16.30 con le gambe a pezzi e decidiamo di tornare in metropolitana all’ostello per farci una doccia e riposarci un poco.

Tra una cosa e l’altra torniamo in strada che è quasi ora di cena, e decidiamo di percorrere Schonhauser Allee verso nord, alla ricerca della Gethsemanekirche segnata sulla cartina. Camminando ci accorgiamo che questa via è disseminata di fast food e ristorantini interessanti. Per questa volta ci riaccontentiamo di un altro kebab, con la promessa di provare al piú presto il sushi al ristorante giapponese. La stanchezza è molta, facciamo un breve giro nel quartiere che si popola sempre piú di vita notturna e torniamo in camera.
Lunedí, il tempo ci premia con una giornata di sole. Ci alziamo alla solita ora, mentre consumiamo una piccola colazione acquistata al supermercato vicino discutiamo sul possibile giro della giornata. Compriamo quindi un utilissimo abbonamento giurnaliero per i mezzi, 6 euro. Spostarsi in metropolitana è tutt’altra cosa, in meno di venti minuti siamo alla fermata Friedrichstraße, vicino al Reichstag. La fila per entrare è abbastanza lunga, ma ormai mi sono incapponito e rimaniamo. Dopo un’ora abbondante ci fanno entrare, il security check è altrettanto lungo, soprattutto perchè certi genialoidi si dimenticano nelle tasche degli oggetti di ferro e costringono i tre polizziotti di numero a perquisirli “alla americana”. Un ascensore ci porta velocemente sul tetto dove possiamo ammirare, oltre al panorama di Berlino, la famosa cupola trasparente e la scala a spirale che conduce fino alla sua sommità. Complice la colonna centrale ricoperta di specchi, tutto risplende di una strana luce blu, proprio come avevo visto in alcune fotografie. Inoltre, in cerchio, sono disposte molte fotografie storiche che mostrano le prime della riunificazione della Germania.

Quasi per caso scopriamo che il Monumento alle vittime della shoà è nelle immediate vicinanze del Reichstag, perchè non visitarlo? Impressionante, sinceramente non me lo immaginavo cosí vasto, all’interno è quasi come un labirinto, tanto che ci siamo persi ritrovandoci poi dall’altra parte, dove troviamo dei piccoli ristoranti self service carini che vendono la specialità di Berlino: il Berliner Currywurst. Finalmente, era una vita che volevo assaggiarlo. Devo dire peró che sono rimasto un po’ deluso, è un normalissimo wurstel fritto che naviga allegramente in una vaschetta di ketchup, ricoperto di curry macinato e peperoncino, buono, ma nulla di straordinariamente eclatante. Scende benissimo se accompagnato da buona birra.

Piccola pausa e torniamo sui nostri passi, la prossima destinazione è la sinagoga. Prendendo la metropolitana alla fermata di Unter den Linden colgo l’occasione per fare un paio di fotografie alla Porta di Brandeburgo col sole. La sinagoga è un edificio molto splendente e decorato, ma non si capisce come poter entrare. Proviamo da una porta, ma veniamo fermati da una guardia dal fare incazzoso, proviamo da quell’altra e una guida ci viene incontro, ci ferma e ci chiede di che nazionalità siamo. Alla risposta “italiana” sgrana leggermente gli occhi, sembra imbarazzato, ci dice che secondo lui non ci conviene entrare, che costa tanto, e che sicuramente non ce ne intendiamo abbastanza di cultura ebraica per apprezzare le ricchezze esposte. Insomma, lo ringrazio perchè magari avrei buttato via tempo e soldi, ma questo comportamento mi ha destato qualche sospetto. Se apprezzi veramente la tua cultura, non saresti contento di condividerla con altri che non la conoscono? Poco male, leggiamo che nelle vicinanze c’è la casa del drammaturgo Bertolt Brecht, andiamo a vederla incuriositi, ma nulla di che, inoltre era pure chiusa al pubblico. Ci dirigiamo quindi verso la metropolitana, per andare a visitare un altro pezzo forte della città: la Gedächtniskirche. Certe cose hanno un fascino completamente diverso se viste dal vivo, la sensazione è strana, è la prima volta che vedo dal vivo un segno tangibile della guerra…la chiesa è stata quasi totalmente distrutta, è rimasta solo la torre campanaria chiamata “il dente cavo”. Si è pensato a lungo se demolirla totalmente o no, e alla fine fu tenuta come testimonianza degli orrori della guerra.

Accanto, il battistero è stato ricostruito in stile moderno, l’interno è spettacolare, il colore freddo delle vetrate contrasta perfettamente con l’arancione caldo emanato dal Cristo in croce.
Accanto a questi monumenti storici c’è l’altrettanto storico zoo di Berlino. Dopo aver ponderato un po’ di cose decidiamo di visitarlo anche se vedere gli animali in gabbia dispiace non poco. Di norma mi dico che se un animale in gabbia sta bene “è un male” minore, ma sinceramente mi ha rattristato vedere gli orsi e le tigri passeggiare compulsivamente e nervosamente avanti e indietro, seguendo sempre lo stesso tragitto. No, forse questo è un po’ troppo oltre…
Lo zoo è bello grande, visitarlo per intero potrebbe portare via una giornata intera, quando usciamo sono le 19.00, sta per fare buio, e ci dirigiamo verso Potsdamer Platz, per vederla illuminata. Abbiamo dovuto aspettare non poco, ma ne è valsa la pena visto che nel frattempo ci siamo anche un po’ rilassati.

Ritorniamo all’ostello alle 21.00 passate, e abbiamo un ultimo problema da risolvere: la cena. Basta carne, abbuffata di sushi al giapponese e poi nanna.
Martedí, è già ora di ripartire. Due giorni non sono abbastanza, abbiamo tante altre cose da vedere tra cui il muro ancora in piedi a Bernauerpark e il duomo francese e tedesco. Problema: piove mica male e fa un freddo cane. Soluzione: ce ne freghiamo e andiamo lo stesso con l’unico inconveniente che non ho potuto fare foto. Visita veloce al muro completamente tappezzato di murales, torniamo a prendere le valige e pianifichiamo il complicato giro in metropolitana (con un biglietto non è possibile tornare indietro) che ci permetterà di fare una sosta per vedere il Duomo Francese e il Duomo Tedesco, e di continuare poi fino all’aeroporto previa sosta per un ultimo kebab.
Jill Greenberg – End Times
by Teo on Jul.25, 2006, under Fotografia
Quante volte nella vita siamo stati ingannati? Quante volte abbiamo sofferto per essere stati privati di qualcosa? Quante altre volte, ancora, ci siamo rimasti male per una promessa non mantenuta? Tante, e una cosa è certa, quando non abbiamo il controllo sulla situazione non possiamo far altro che passare dalla parte delle vittime, vittime impotenti, vittime piene di rabbia.
Questo è il pensiero di un’artista canadese, Jill Greenberg, la quale si promette di lanciare una critica nei confronti dell’amministrazione americana, proponendo una collezione di fotografie intitolata “End Times”. Il filo conduttore è il pianto, un pianto disperato di alcuni bambini indotto dalla privazione di un banalissimo lecca-lecca. Ovviamente il disgusto da parte dell’opinione pubblica non è tardato ad arrivare: c’è chi parla di Hitler, chi vuole vedere Jill Greenberg in galera, chi pensa che la fine del mondo è vicina…critiche che mi sembrano un tantino esagerate. Sarà forse che la Greenberg ha colpito piú di un bersaglio?
Altre fotografie dell’artista le trovate qua:
http://www.paulkopeikingallery.com/artists/greenberg/exhibitions/endtimes/index.htm


























