Intervista – Sara Lando
by Teo on Mar.18, 2007, under Teo's world
Secondo il parere di molti puristi una fotografia costruita a tavolino non ha valore. Spesso si dà fin troppa importanza alla spontaneità e alla prontezza di riflessi che permette di cogliere gesti, pensieri o ironie, e si finisce per mettere in secondo piano altre qualità fondamentali che contribuiscono a rendere la fotografia una vera e propria arte creativa.
In questa intervista, sperando che sia la prima di una modesta serie, Sara Lando racconterà sè stessa, cosa le piace del mondo della fotografia e come ha sviluppato col tempo la sua enorme creatività.
Come è avvenuto il tuo esordio con la macchina fotografica? E il passaggio dal mondo amatoriale a quello da professionista?
Il mio esordio con la macchina fotografica e’ stato abbastanza casuale.
Studiavo Disegno Industriale al Politecnico di Milano e spesso dovevamo
fotografare i modellini o altre cose relative ai
nostri progetti. Questo significava scattare uno o due rullini,
aspettare lo sviluppo e le stampe, magari accorgersi di dover fare tutto
daccapo, poi scansonare le immagini per inserirle nelle tavole di
presentazione. Alla fine comprai una Sony Mavica a floppy da 1,3
megapixel (più o meno il top della tecnologia dell’epoca) per risparmiare
tempo e denaro.
Con il mio gioco nuovo in mano ho cominciato a fare mille mila foto e mi
sono accorta che era divertente.
In quel periodo avevo appena aperto un livejournal ed ho cominciato a
postare li’ quelle che a me sembravano piu’ riuscite (ahahaha) Ho aperto
un account su digilander per poterlo fare e da li’ ho cominciato con il
sito.
Quasi tutto quello che so di fotografia lo devo ad Internet e un po’
alla volta le mie foto sono diventate meno scarse. Guardavo i siti dei
grandi fotografi e di quelli sconosciuti e cercavo di capire come erano
state fatte le loro foto, leggevo tutti itutorial che trovavo e passavo
un sacco di tempo a scattare e rielaborare gli scatti.
E’ stato un hobby per un sacco di tempo, poi gli amici dei miei amici
vedevano le foto che avevo fatto loro, ogni tanto qualcuno incappava nel
mio sito e gli piacevano le mie foto e mi proponeva un progetto, uno
spazio, un lavoro.
Di fatto pero’ ho cominciato a fare della fotografia un lavoro solo da
meta’ 2006 e anche ora affianco comunque molto lavori di grafica. La mia
situazione rimarra’ un po’ sospesa almeno per un altro anno: ci stiamo
trasferendo a Bassano del Grappa, dove pare che per la prima volta avro’
uno studio “quasi vero”.
Tengo le dita incrociate (cosa che rende un po’ difficile premere il
bottone, ma ci si arrangia
)
Come hai maturato il tuo forte lato artistico? Ti ispiri a qualche artista o
a qualche corrente in particolare?
Ho sempre avuto un forte interesse per le arti visive e mi sono sempre
piaciuti i libri d’arte (anche se me ne posso permettere circa un
ventesimo di quelli che vorrei davvero).
Da quando mi sono trasferita a Milano sfrutto (meno di quello che
dovrei) la comodita’ di andare a vedere mostre e passo un sacco di tempo
a navigare su Internet.
Il vantaggio di Internet e’ -al di la’ dei motivi economici- la
possibilita’ di vedere quello che fanno artisti non affermati o comunque
non promossi solamente da logiche di mercato.
Trovo interessantissimi i lavori degli studenti delle scuole d’arte,
soprattutto statunitensi e scandinavi.
Le mie ossessioni fotografiche sono Diane Arbus e Francesca Woodman, ma
mi devono essere rimasti incastrati tra i neuroni i dipinti di Bosch e
le illustrazioni dei libri di fiabe di quando ero piccola, perche’ ogni
tanto mi rendo conto che rispuntano fuori in qualche nuova forma

Si nota in effetti una certa vena surrealistica nelle tue fotografie. Molto
spesso riesci a creare delle creature oniriche, e la cosa che stupisce di
piú è che sei quasi sempre tu stessa, attraverso la tecnica
dell’autoritratto, il soggetto. É possibile quindi considerare i tuoi lavori
come una sorta di autoritratto psicologico?
In un certo senso si puo’ dire che ogni foto lo e’.
Fotografare e’ soprattutto una questione di scelte e queste scelte
dicono molto sulle persone che le compiono. Ogni foto e’ un
autoritratto, a prescindere dal soggetto.
Alcune delle serie che per me sono piu’ autobiografiche in realta’ non
hanno me come soggetto (ad esempio queste
http://www.flickr.com/photos/rent-a-moose/sets/1515858/ o queste http://www.flickr.com/photos/rent-a-moose/70451439/in/set-1515841/).
Comunque si’, direi che i miei autoritratti tendono a descrivere molto
piu’ quello che mi passa per la testa piuttosto che documentare il modo
in cui appaio.
Eppure ogni tanto ti piace nasconderti dietro una maschera, perchè?
Dunque, le maschere…
Non so se la mia ossessione per le maschere dipenda dall’essere veneta e
dalla vicinanza al carnevale oppure da altri percorsi, ma di fatto non
ricordo un tempo in cui io non abbia adorato le maschere e i
travestimenti e a volte e’ difficile capire se fare foto diventa una
scusa per poter mettere una maschera o se mettere una maschera e’ un
mezzo per fare le foto che ho in testa.
Le maschere mi aiutano ad essere un personaggio invece di una persona e
tolgono gran parte della componente egocentrica agli autoritratti: sono
foto in cui ci sono incidentalmente io, ma difficilmente si puo’ dire
che siano foto di me; se dietro la maschera ci fosse un’altra persona
sarebbe lo stesso.
Mi e’ stato detto piu’ volte che il mio lavoro ha come fil rouge la
ricerca dell’identita’ e in fondo le maschere sono delle identita’ che
si possono mettere e togliere coscientemente…

Interessante il discorso sull’identità, qual è l’animale che ti identifica meglio?
A quanto dice il mio fidanzato la cosa degli animali che somigliano ai
propri padroni e’ vera e quindi io sarei un’incrocio tra un coniglio
mannaro e un criceto narcolettico: entrambi animali che sono
indaffaratissimi un paio d’ore al giorno e per il resto sono in uno
stato di coscienza alterata a meta’ strada tra il coma e la beatitudine,
che sono estremamente amichevoli se sono in vena di compagnia, ma che
per il resto tendono a snobbare la gente.
Avrei scommesso tutto sull’alce e sul bruco. A proposito, che cosa strana che un bruco fa la metamorfosi e diventa alce…eh?
Avrei dovuto farti scommettere tutti i tuoi soldi!
Brukoworld era un sito estremamente egocentrico e basato non solo su
quello che faccio, ma su vari aspetti di quello che sono. Ad un certo
punto, con l’avanzare dell’eta’, ho sentito il bisogno di dare una
riordinata a quello che mostravo e come lo mostravo e di avere un sito
che fosse piu’ un portfolio che uno zibaldone di pezzi di me.
Mooserental da’ abbastanza l’idea di quello che faccio,
professionalmente parlando: offro dei servizi assolutamente inutili, a
gente che ha dei bisogni surreali.
A volte, mentre ritocco via i baffi da qualche modella, mi chiedo se
forse non avrei dovuto fare qualcosa di utile per l’umanita’, tipo il
medico, l’avvocato, il tassista.
Credo che il mio dono al mondo sia quello di tenermi fuori dai lavori
utili: a questo punto avrei gia’ potuto uccidere migliaia di persone.
La successiva evoluzione e’ stata quella di mettere online
saralando.com… per un motivo semplicissimo: dettare al telefono il mio
indirizzo e-mail ai clienti italiani era un’impresa non da poco.

Cosa pensi della società odierna? Perchè non è quasi mai dipinta nei tuoi lavori?
Come domanda e’ un po’ ampia. La societa’ odierna e’ talmente varia (per
suddivisioni geografiche, culturali, sociali) da non poter essere
infilata in un giudizio complessivo, secondo me. E anche a voler
guardare una singola fetta di societa’, per quanto ristretta, si possono
sempre trovare lati positivi e negativi.
Preferisco restringere ancora il campo e limitarmi alle persone.
Io non ho la stoffa della fotogiornalista, non l’ho mai avuta,
semplicemente faccio qualcosa di diverso. Non e’ che non mi interessi,
ma semplicemente non e’ il mio campo. Dal momento in cui vedo qualcosa
di interessante a quando recupero la macchina, metto l’obiettivo giusto,
mi accorgo di avere settato gli ISO sbagliati, cambio gli ISO, cerco
l’inquadratura e scatto, possono passare diversi minuti.
Immagina come sarebbero le foto di Cartier-Bresson senza le persone,
perche’ se ne sono gia’ andati tutti, e te ne puoi fare un’idea.
E’ come se chiedessi ad uno scrittore di libri di bambini perche’ non
scrive saggi sulla caduta del fascismo o sugli ospedali psichiatrici. O
a un cantante di yodel perche’ non canta in un gruppo heavy metal.
Immagino che sia sempre una questione un po’ di interessi e un po’ di
capacita’.
Io ho la totale incapacita’ di “cogliere l’attimo” e mi rifiuto di
fotografare soggetti che non siano consapevoli e d’accordo nel farsi
fotografare (e per quello che ho potuto verificare spesso chi fa questo
tipo di fotografia non ha nessun interesse a costruire un rapporto con
il singolo soggetto, ne’ crede che il soggetto abbia diritto a non voler
essere fotografato). Ma non mi interessa nemmeno farlo. Cosi’ come -ad
esempio- quando mi trovo davanti ad uno splendido panorama,
difficilmente mi viene voglia di fotografarlo.
Per alcune persone la fotografia e’ qualcosa che si intreccia
naturalmente con la vita di tutti i giorni: fotografano qualsiasi cosa,
in continuazione. Nel mio caso la modalita’ “fotografica” e’ decisamente
distinta dalla modalita’ “non fotografica”. Anche perche’ se sono in
modalita’ fotografica, smetto di interagire con gli altri.
Ad esempio, non sopporto l’abitudine che hanno alcune persone di
fotografare in continuazione quando ci si trova per una serata,
soprattutto se si tratta di occasioni in cui non ci si conosce bene.
Fare foto alle persone diventa una specie di scusa per non interagire
davvero.
Quanto sei conosciuta in territorio nazionale? Tenere un blog in inglese aiuta a farsi conoscere anche all’estero o è fatica sprecata?
Non ho sinceramente idea di quanto io possa essere conosciuta: non ho un
counter su Internet e a parte le mail che mi arrivano e che in effetti
sono davvero molte, non ho strumenti per misurare una cosa del genere.
Sicuramente aver potuto pubblicare le mie foto su riviste con una certa
distribuzione (come Digital Camera Magazine, Jumper, Digital Lyfestile,
Pig, Aria…) mi ha dato un’esposizione impportante anche fuori dal web
e negli ultimi tempi succede una cosa stranissima: prima la gente che mi
conosceva su Internet andava a vedersi la rivista, adesso gente che vede
le mie foto sulle riviste, cerca il mio sito e mi contatta.
E comunque gli italiani rappresentano davvero un piccola percentuali
delle mail che mi arrivano, un buon 70% sono stranieri (statunitensi,
soprattutto, ma ultimamente anche molte persone dall’america latina).
Non so quanto serva un blog per farsi conoscere, a me e’ utile
soprattutto per tenermi in contatto con persone che stanno dall’altra
parte del pianeta, con cui magari ho costruito un rapporto fondato
soprattutto sull’interesse comune per la fotografia e per dare notizie a
piu’ persone senza mandare mail ad indirizzi multipli (dimenticarsi
qualcuno puo’ portare ad incidenti diplomatici non da poco): cosi’, se
qualcuno non e’ aggiornato sulle ultime vicissitudini non sono io che
non avverto, sono loro che non si interessano (rumore di bruko che si
arrampica sui vetri).
Cosa fa una fotografa durante il proprio tempo libero?
Leggo di fotografia, vado sui siti dei fotografi, sbavo sui siti che
vendono l’attrezzatura che non ho, incastro le amiche obbligandole a
farsi fotografare.
Quando il fatto di essere evidentemente ossessionata sfiora il ridicolo,
gioco coi videogiochi, guardo un film, leggo un libro, vado a vedere gli
animali impagliati al parco di Palestro.
Fortunatamente ho un fidanzato altrettanto ossessionato, per cui
possiamo alienarci in due guardando per 12 ore di seguito dvd di qualche
serial televisivo potendo fingere di avere svolto delle attivita’ sociali.
Esco poco. Il mondo e’ pieno di gente, si muovono, ti parlano, escono
dalle fottute pareti (citazione). Non sono emotivamente attrezzata per
avere a che fare con loro senza che ci siano almeno 10 megapixel in mezzo.
Come ti poni davanti a chi è troppo e esageratamente critico?
In realta’ per me e’ molto piu’ facile gestire le critiche che i
complimenti. Se una critica e’ fondata, non mi preoccupa molto il modo
in cui mi viene rivolta.
Mi e’ capitato di avere discussioni infuocate con una persona e poi
rendermi conto che al di la’ del fatto che avrei voluto strozzarla a
mani nude, aveva ragione. E questo mi ha aiutato a migliorare lati di me
in cui stavo diventando autoindulgente.
Ovviamente molto dipende da chi muove la critica: se e’ qualcuno che sa
di cosa sta parlando, le sue parole avranno un certo peso.
Se invece si tratta solo di un mentecatto che ha bisogno di litigare con
qualcuno, in genere ne approfitto per cogliere l’attimo e sfogare la
sindrome premestruale, lo stress o rinfrescare il mio portfolio di
insulti creativi.
Se ci fossero solo persone gentili al mondo, io non ci farei una gran
figura
Ti lascio cinque secondi per mandare i saluti a casa.
oh, buttate la pasta!
http://www.flickr.com/photos/rent-a-moose/
http://www.saralando.com/












April 30th, 2007 on 15:34
“Fortunatamente ho un fidanzato altrettanto ossessionato, per cui
possiamo alienarci in due guardando per 12 ore di seguito dvd di qualche serial televisivo potendo fingere di avere svolto delle attivita’ sociali. Esco poco. Il mondo e’ pieno di gente, si muovono, ti parlano, escono dalle fottute pareti (citazione). Non sono emotivamente attrezzata per avere a che fare con loro senza che ci siano almeno 10 megapixel in mezzo.”
Hahaha avrei potuto scriverlo io…
April 30th, 2007 on 15:54
Mi son sempre chiesto se Daniele la conosca…
April 30th, 2007 on 16:10
Daniele? O_o
April 30th, 2007 on 18:37
Sbaglio o ha fatto (o sta facendo) disegno industriale a Milano?
May 1st, 2007 on 13:24
Ah… sì, ma s’è laureato qualche anno fa.